Riccardi: “L’identità italiana è la base per un’apertura della nostra società.” La seconda giornata del Forum della cooperazione internazionale
Reportage di Leonardo Sartori
Milano 2/10/2012. Sempre al Piccolo Teatro Strehler di Milano si torna a discutere di cooperazione, in una tavola rotonda moderata dal direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. Una tavola rotonda titolata “La risposta dell’Italia”, che ha messo in evidenza la partecipazione italiana in ambito di cooperazione. Rilevante il dato sottolineato da De Bortoli, e non solo, riguardo al continuo aumento dei cooperanti, in quanto “in momenti di difficoltà economica c’è più solidarietà, c’è più attenzione”.
La parola passa al Segretario Generale della CISL Raffaele Bonanni, che parla dei sindacati come attori chiave nell’ambito della cooperazione, facendo riferimento alla collaborazione tra i sindacati italiani e quelli egiziani e tunisini per raggirare la criminalità organizzata nell’ambito dell’immigrazione. Il segretario comunica inoltre che insieme a UIL presenteranno un documento contenente nuovi progetti e nuove idee che possano cementare la crescita anche culturale del Bel Paese.
Paolo Dieci, portavoce unitario delle ONG italiane, preme affinché si possano fare tre passi avanti sul fronte della cooperazione: in primo luogo, cambiare l’architettura istituzionale in quest’ambito facendo riferimento alla legge n. 49 del 26/2/1987, precedente alla caduta del Muro; in secondo luogo aumentare le risorse, che in Italia equivalgono a solo l’1,9% del PIL; e infine rendere la cooperazione efficace.
Un altro problema che affronta Dieci è la crescita delle disuguaglianze che va di pari passo con la crescita delle società, e avvisa che “dove c’è crescita i poveri non devono essere esclusi”.
La Vice Presidente del Senato della Repubblica Emma Bonino focalizza la sua riflessione attraverso le lenti della libertà e dei diritti. Secondo la Bonino bisogna partire dal presupposto dello Stato di diritto affinché la cooperazione possa funzionare, e denuncia il fatto che in paesi come Cina e India molti bambini non vengono nemmeno registrati, con gravi conseguenze come lo sfruttamento minorile.
In questa seconda parte sono intervenuti anche Guzzetti, presidente dell’ACRI, e Graziano Delrio, Presidente dell’ANCI. Per quanto riguarda enti territoriali, hanno partecipato Ugo Cappellacci, presidente della Sardegna e Lorenzo Dellai, presidente della Provincia Autonoma di Trento.
Dall’ONU è arrivata persino Etharin Cousin, Direttrice Esecutiva del WFP (World Food Programme), che ha voluto sottolineare il ruolo importante svolto dagli italiani nel programma, “non per questo la FAO ha sede a Roma.”
Giuseppe Sala, amministratore delegato Expo 2015, ha ripreso ciò che già aveva affermato Pisapia nel suo discorso di lunedì, sottolineando quanto Expo rinforza la cooperazione.
In conclusione è invece intervenuto il Ministro dell’Economia e delle Finanze Vittorio Grilli, che prende atto delle poche risorse che disponiamo al momento, ma che proprio per questo è necessario concentrare in casi importanti, e marca il fatto che un miglior utilizzo delle risorse sia fondamentale per riacquistare credibilità a livello internazionale e quindi per poter avere maggiore influenza nelle organizzazioni internazionali. Inoltre ritiene fondamentale creare sinergie con i privati affinché il finanziamento allo sviluppo possa portare a buoni risultati.
Infine, la vera conclusione è spettata al ministro Riccardi, che torna a denunciare “il silenzio della politica e dei partiti sulla cooperazione”, un silenzio che equivale a disinteresse. Ma in questa occasione “il Forum ha rotto il silenzio e ha dimostrato che l’Italia non è insensibile”, lo dimostra la grande affluenza, soprattutto durante la giornata di lunedì. Nel suo discorso finale invita inoltre ad uscire dalla psicologia sindacale, andando contro a quanto detto dal Segretario Bonanni. Per fare davvero la differenza nei paesi in cui l’Italia lavora, e quindi per essere veramente efficaci, per rispondere al signor Dieci, “i mille passi della cooperazione italiana devono camminare insieme”, evitando quindi di “andare in ordine sparso”. La cooperazione deve lottare inoltre alla “stabilizzazione della pace e della sicurezza” e diffondere la cooperazione nel mondo della scuola come insegnamento della “cittadinanza globale”. Come già espresso dal premier Monti, Riccardi torna a marcare l’importanza di creare le sinergie con privati e combattere l’evasione fiscale, deleteria per la cooperazione e il sud del mondo.
In un momento opportuno chi sta scrivendo ha potuto rivolgere una domanda al ministro, che è la seguente:
Signor Ministro, Lei parla di migranti come “il volto della cooperazione internazionale in Italia. In riferimento a questo tema, il nostro paese, e non solo, si sta trasformando sempre più in una società globalizzata e multietnica. Questo come si concilia con la salvaguardia della propria identità culturale?
«I migranti posso essere un elemento di co-sviluppo. Poi io credo che l’identità italiana è la base per un’apertura della nostra società.»
Questa risposta si collega ad un altro punto importante espresso dal ministro, ovvero che il mondo della cooperazione occupa posti di lavoro in molte parti del globo.
Il risultato del Forum è stato decisamente positivo “nonostante il tempo sia stato poco” afferma il ministro, e invita a diffondere la cooperazione, continuando a fare forum virtualmente.
Certamente una grande iniziativa da parte del governo tecnico Monti, che dimostra il suo impegno genuino in questo tema, fonte inoltre di ricchezza, non solo economica, per il nostro paese. Ma a proposito di ricchezza, quali sono le cifre che l’Italia investe? Com’è noto, le risorse a disposizione per la cooperazione allo sviluppo sono regolate dalle disposizioni del DEF per il triennio 2012/2015. Non solo il governo è intenzionato ad avviare azioni concrete per riportare l’Italia agli standard internazionale della cooperazione allo sviluppo, ma ha inoltre predisposto il progressivo aumento annuale pari al 10% degli stanziamenti previsti dalla L.49/1987. Il governo tecnico sembrerebbe aver trovato una strada produttiva, costruttiva ed efficace per un’uscita dalla crisi, una riaffermazione dell’Italia in ambito internazionale e una migliore convivenza in una società globalizzata.












