L’Uruguay verso la depenalizzazione dell’aborto?
di Angela Amarante
Con 50 voti a favore e 49 contrari, la Camera dei Deputati dell’Uruguay ha approvato la depenalizzazione dell’aborto. Lo scarto minimo tra i voti evidenzia l’aspra discussione (pare sia durata 14 ore) che ha portato alla scelta. La mancanza di unanimità è sintomo di scontentezza in una buona parte dei partiti e quindi dei cittadini che rappresentano. Hanno votato a favore il progressista Frente Amplio e il partito Indipendente, si sono dichiarati contrari il partito Nacional e Colorado.
Il nuovo testo di legge prevede che «tutte le donne maggiorenni hanno diritto a decidere sull’interruzione volontaria della gravidanza durante le prime 12 settimane del processo gestazione». Il termine non sarà applicato nel caso in cui la gravidanza sia il risultato di uno stupro, se si presentano rischi per la salute o la vita della donna o se il feto presenta gravi malformazioni. Tutti i centri sanitari pubblici e privati dovranno garantire la gratuità dell’operazione.
Nel testo si legge anche che l’intervento dovrà essere eseguito «sotto il controllo delle autorità».
La donna verrà infatti seguita ed esaminata da un comitato formato da ginecologi, psicologi e assistenti sociali che le segnaleranno tutte le possibilità a sua disposizione, e avrà cinque giorni di tempo per rifletterci sopra. Proprio a questi due punti si oppongono le organizzazioni femminili per l’aborto sicuro, ritenendo che sia umiliante per una donna doversi sottoporre ad un esame da parte di una commissione e dover sottostare al termine di 5 giorni per riconfermare la propria decisione.
Ma non è ancora detta l’ultima parola. Il disegno di legge passerà ora al Senato, che dovrà approvarlo entro la fine dell’anno, e poi al Presidente per essere definitivamente validato. Già nel 2008 la Camera aveva approvato un testo per legalizzare l’aborto che non venne però firmato dall’allora Presidente Tabarè Vasquez. E’ giunto il momento di depenalizzare l’aborto anche in Uruguay? Se così fosse, sarebbe il terzo paese dell’America Latina a praticarlo, subito dopo Cuba e Città del Messico.












