Almeyda, rivelazione shock: “La Roma ci chiese di farla vincere”
di Gianluca Valotti
Matias Almeyda, attuale allenatore del River Plate, club argentino che non ha bisogno di presentazioni, ha avuto un passato da calciatore, una carriera fatta di alti e bassi, luci e ombre, momenti magici vissuti con la squadra che allena dal 2011, ove ha iniziato e concluso il percorso da giocatore, un percorso lungo vent’anni, in cui si è tolto delle soddisfazioni anche al di fuori della sua nazione d’appartenenza, del suo continente, raggiungendo ottimi risultati di squadra, conditi da ottime performance personali con Lazio e Parma.
Negative, o quantomeno non proprio positive, le stagioni giocate con Inter e Brescia, il Quilmes, altro team argentino, il Lyn Oslo, squadra della capitale norvegese, ed il Fenix, società uruguaiana di Montevideo.
Almeyda che torna a far parlare di sé in questi giorni non per ciò che fa, ma per quel che dice e quello che scrive.
Pubblicata di recente la sua autobiografia “Almeyda, anima e vita”, recentissimamente ha fatto nascere discussioni, critiche e come capita di frequente in ambito calcistico, fuoriuscire polemiche.
Nel libro parla della sua vita sregolata da calciatore, fatta di eccessi, sintetizzati al meglio con questa frase: «Per tutta la carriera ho fumato dieci sigarette al giorno; anche l’alcool è stato un problema, bruciavo tutto negli allenamenti ma vivevo al limite».
Eccesso di alcol che stava per costargli caro ai tempi dell’Inter, quando ad Azul, paese in provincia di Buenos Aires, arrivò a bere cinque litri di vino finendo in coma etilico: salvato da cinque ore di flebo.
Oltre a raccontare fatti passati che lo riguardano, fa emergere temi scottanti sul mondo calcistico, temi che fanno pensare, episodi che mettono in luce aspetti negativi del calcio, di uno sport che troppo spesso non è come appare, una disciplina agli occhi di molti speciale, che viene pubblicizzata come tale ma con al suo interno, fra le cose speciali per cui vale la pena seguirla, praticarla, situazioni a dir poco delicate che è giusto definire vergognose, da considerare antisportive.
Gli episodi gravi narrati da Almeyda, che necessitano di una profonda riflessione, sono avvenuti quando l’ex giocatore vestiva la maglia del Parma.
Il primo riguarda il doping che, stando alla sua versione, il club ducale iniettava a lui e ad altri giocatori; questa la sua affermazione al riguardo: «Ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma riuscivo a saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, poi con gli anni ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato».
Infine fa una rivelazione shock sull’annata calcistica 2000/2001, conclusasi con lo scudetto della Roma, conquistato l’ultima giornata nella gara vinta tre a uno col Parma.
Queste le sue parole: «Sul finire del campionato 2000-2001, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che perdessimo la partita, siccome non giocavamo per nessun obiettivo. Io ho detto di no, Sensini si è comportato allo stesso modo, la maggioranza ha risposto così, ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre, allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato nello spogliatoio. Soldi? Non lo so, loro lo definivano un favore».













