Si inclina l’asse Merkel-Hollande, mentre Draghi cerca consensi in Germania con scarsi risultati
di Sergio Zuppiroli
L’inizio di settimana vede solo nel pomeriggio calmarsi lievemente la tempesta abbattutasi sui titoli di Stato di Italia e Spagna. L’indebolimento generale dei mercati, Usa e resto d’Europa compresi, vede come colpevole principale il continuo vociferare che riguarda il rallentamento dell’economia globale, e come protagonista, il calo di fiducia tra le imprese in Germania. Si chiude la seduta italiana con uno spread di 348 punti base, e una differenza Bonos-Bund di 413, che ha toccato la soglia massima di 428. Un’altra chiave di lettura plausibile che giustifichi questo andamento negativo, si nasconde dietro l’indecisione del Governo spagnolo, condotto da Mariano Rajoy, di avvalersi o meno degl’aiuti finanziari. “Un grande azzardo e una decisione difficile con molti pro e contro”, ha spiegato il Commissario europeo (spagnolo) alla concorrenza, Joaquin Almunia. Dietro questa indecisione si cela l’incertezza sulle condizioni per richiedere l’aiuto alla Bce che, a quanto pare, non sono ancora state esplicate a dovere, intimorendo così riguardo alle “cessioni di sovranità”.
Mario Draghi, il presidente della Bce in carica, non sembra quindi convincere proprio tutti, anzi si contano parecchi oppositori alla sua linea d’azione per uscire da questa crisi, sia da parte di paesi in difficoltà (Spagna come abbiamo appena visto), che da parte dei pro-austerity come la Germania. Il paese teutonico lo vede sempre più come nemico, additandolo come “diavolo”, “amico dei banchieri” o “contraffattore di moneta” che sfrutta la sua posizione per sovrastare il falco della Bundesbank: Jens Widmann. Questo è quanto mostrano i sondaggi su un campione di 100 intervistati tedeschi dove solo 20 hanno fiducia nell’ “italiano al comando”. I tedeschi sembrano vedere in ottica positiva qualsiasi personaggio al timone della loro Banca Centrale, istituzione che più di tutte nella storia ha guadagnato credibilità. Prima di Draghi, Jean-Claude Trichet fu invitato più volte al Bundestag (Parlamento tedesco) con, però, sentimenti molto distanti dall’attuale presidente. Quest’ultimo è costretto a chiedere di essere convocato per spiegare le sue buone intenzioni, ma per ora soltanto la Bdi, cioè la Confidustria Tedesca, ha colto questo appello, invitandolo in data 25 settembre. Sarà un buon modo per testare l’ambiente e per cercare di convincere l’opinione Tedesca che la sua politica monetaria sta cercando di proteggere la loro economia e non distruggerla, punto dolente, visto che sono proprio le Medio-Piccole imprese ad avere problemi nell’accesso al credito.
Il clima europeo non è, come ci ha abituato in questi ultimi mesi, dei più rilassati. Oltre a problematiche sulla linea politica della Bce, si registrano diverse visioni per quanto riguarda la priorità nell’istituire un’Unione Bancaria: per Parigi la soluzione è urgente, mentre Berlino non pare avere troppa fretta. Si chiude l’asse incrinato sulla divergenza anche per quanto riguarda l’atteggiamento da tenere nei confronti della Grecia, il cui deficit potrebbe essere doppiamente negativo. Luigi Abete, presidente della Banca nazionale del Lavoro, riesce forse ad intravedere un problema che molti hanno sotto gli occhi ma che fanno finta di non vedere, affermando così: “occorre una crescita non più basata sul debito, ma sui talenti e sui giovani, esiste un problema economico ma ce n’è anche uno psicologico: il problema principale non è più fra nord-sud ma tra varie fasce del territorio”.











