Le risposte moderate dei musulmani alla violenza estremista
Dall’Africa all’Indonesia, passando naturalmente per il Medio Oriente, il mondo musulmano è nuovamente in fiamme per le proteste contro le pubblicazioni diffamatorie occidentali. Ma qualcuno non ci sta a passare per «selvaggio» e condanna le violenze. Eppure non se ne parla. Ecco le ultime (celate) notizie.
Una reazione «democratica», o perlomeno moderata, dell’Islam alle provocazioni di questi giorni c’è. Diverse voci dell’universo islamico si solo alzate, infatti, per placare la protesta violenta dei fedeli irritati dall’uscita del film blasfemo «L’innocenza dei musulmani» e delle vignette satiriche che ritraggono in modo offensivo il profeta Maometto sul settimanale francese Charlie Hebdo.
Dopo alcuni tentennamenti il governo della Tunisia, guidato dal partito islamico Ennahda, ha proibito qualsiasi manifestazione in proposito. L’annuncio assume particolare valore in un contesto fragile come quello tunisino post-rivoluzionario. Infatti, proprio da quando Ennahda è al potere le donne tunisine hanno iniziato a lamentare la carenza di alcuni diritti conquistati con fatica sotto il regime di Ben Alì. Da ultimo, la scomparsa in questi giorni dalle farmacie della pillola anticoncezionale più economica sul mercato. Alcuni sospetti, però, ricadono non tanto sul governo islamico, quanto sul supposto contrabbando del farmaco in Libia.
E proprio dalla Libia, dove la protesta ha colpito con più drammaticità l’Occidente, a causa dell’attentato all’ambasciatore americano a Bengasi Chris Stevens, proviene un video amatoriale che ora circola in rete. Il filmato riprende alcuni libici che, nei convulsi attimi dell’attacco al consolato Usa, riescono a estrarre dalle fiamme e dal fumo il diplomatico americano, gridando: «È vivo, è vivo! Allah è grande!». Stevens morirà prima di raggiungere l’ospedale. Un episodio significativo, a cui molti ora si appellano per rivendicare l’estraneità del popolo libico all’attentato, che invece sarebbe stato organizzato dai terroristi di Al Qaeda. Questi non hanno rivendicato ufficialmente i colpi messi a segno contro le numerose ambasciate occidentali, ma la loro bandiera è stata issata, quando è stato possibile, sull’asta delle rappresentanze diplomatiche assalite. Per di più, fonti vicine all’ambasciatore Stevens hanno rivelato che il suo nome compariva da mesi nella «lista nera» dell’organizzazione terroristica. Un segnale positivo è giunto tre giorni fa dalle istituzioni di Tripoli, quando il ministro degli Esteri Ashour Bin Khayyal si è scusato con le autorità americane per l’attentato di Bengasi. Nei giorni precedenti una parte consistente della popolazione libica aveva manifestato in modo pacifico chiedendo scusa all’America e ricordando che Chris Stevens era «un amico di tutti i libici».
Tragiche invece sono le notizie che ci arrivano dal Pakistan: tre giorni fa, nel giorno della preghiera e «dell’amore per il Profeta» – inattesa festività indetta dal governo di Islamabad – le manifestazioni contro la diffamazione della religione musulmana hanno fatto registrare 19 morti e circa ottanta feriti, per la maggior parte nella popolosa città di Karachi. Nonostante il governo avesse invitato la popolazione a manifestare pacificamente, in molte città pachistane sono stati provocati danni notevoli a banche, veicoli in sosta e negozi.
Nel frattempo, altri guai si prospettano all’orizzonte dopo che l’organizzazione tedesca di estrema destra Pro Deutschland ha dichiarato di voler proiettare in una sala cinematografica la versione integrale del film blasfemo. Sempre in Germania getta benzina sul fuoco il mensile satirico Titanic, che sulla copertina della sua edizione di ottobre, in edicola tra pochi giorni, pubblicherà un fotomontaggio che ritrae Bettina Wulff, la moglie dell’ex presidente Christian Wullf, mentre abbraccia un guerrigliero islamico che richiama il tanto bistrattato Maometto. La cancelliera Merkel è apparsa preoccupata.
La tendenza delle istituzioni nel mondo musulmano, tuttavia, sembra quella di voler condannare le violenze degli estremisti – spesso istigati da frange fondamentaliste di salafiti o da infiltrati di Al Qaeda – e di voler conciliare gli animi feriti dei fedeli con il rispetto per la libertà d’espressione in Occidente. Un appello alla reciproca tolleranza è stato lanciato congiuntamente da Unione Europea, Lega Araba, Unione Africana e Organizzazione della Conferenza Islamica. Ora sta a noi dare un grande segno di civiltà e intelligenza, chiudendo questo infelice capitolo prima che qualcun altro perda la vita per la sfrontatezza e l’intolleranza di pochi ma pericolosi individui.













