The Dark Knight Rises, il Ritorno del Cavaliere Oscuro per l’atto finale
di Matteo Molon
Christopher Nolan inscena magistralmente la leggenda di Batman come mai nessuno prima. La trilogia da lui creata ne è l’emblema e The Dark Knight Rises la massima espressione.
Con un freddo e allo stesso tempo furente Christian Bale, nei panni dell’uomo pipistrello, la pellicola sa togliere di mano il giocattolo al cinema, che negli anni ’90 aveva prodotto ingiustamente un eroe troppo scialbo, quasi paradossale, plasticoso, e vi pone la realtà, creando un misto equilibrio con la fantasia, il che permette di considerare le avventure del Cavaliere Oscuro verosimili.
Nella barocca modernità di una Gotham City tenebrosa, oscura, illuminata solo dalle luci delle insegne notturne, dei grattacieli, e dagli occhi maligni di chi combatte, non importa se per il male o per il bene, le avventure, le battaglie, la psicologia, le frasi dei personaggi si districano tra i vicoli fumanti dai tombini.
Su e giù per i tetti, lungo le mura, l’odore della notte, della paura e del coraggio trovano sfogo e forma, concreta e morale. Nessuno dei protagonisti è un eroe o un cattivo negli stereotipi che solitamente vengono affibbiati. Sono persone comuni, affrante o emancipate dalla vita, desiderose di canalizzare la propria rabbia, il proprio nero torpore interiore indirizzandolo verso una meta, un fine, per quanto sensato o pazzo sia. Anche il caos e il disordine diventano obbiettivi, nonostante possa apparire il contrario.
La consistenza caratterizzante i personaggi di The Dark Knight Rises – e degli episodi precedenti – è la capacità di dare espressione e dimensione all’“eccezionale”, sia in senso costruttivo che distruttivo, che il risultato si chiami Batman, o Bane/Joker.
Una pellicola “dark” non tanto nell’accezione romantica del termine, ma scura quanto la pioggia che cade nelle notti sui tetti piatti dei palazzi, sulle strade luride, parafrasando nel cemento della città le paure, le debolezze e le forze umane. Quale strada imboccare dipende da una scelta del tutto personale, influenzata dagli altri e dagli eventi, ma pur sempre individuale.
Nolan come le ali di un pipistrello apre un racconto che si può stringere con mano, un racconto tanto crudo quanto fantastico, un ponte che da bambini eravamo capaci di attraversare indossando un mantello e una maschera comprate dai genitori al negozio di giocattoli, impugnando una spada di legno. Ponte che però diventando grandi viene fatto saltare pezzo dopo pezzo dai dolori, e dagli spargimenti delle delusioni. Sta a noi essere poi capaci, imparando, a ricostruirlo. C’è chi ci riesce riuscendo ancora a sognare, cogliendo i lati reali e irreali delle cose, e chi invece disimpara a farlo, accontentandosi, ed cominciando ad elogiare scadenti produzioni giocattolose.
Verissimo che i pupazzi con cui si gioca da piccoli sono anch’essi giocattoli, fatti di plastica, ma questi vengono trasformati e arricchiti dalla fantasia insita in ogni bambino, mentre nella situazione appena descritta ci si accontenta del gioco chiuso in scatola, senza nemmeno aprirlo, giocarci, e così impreziosirlo.
The Dark Knight Rises è il film che ogni bambino avrebbe voluto vedere su Batman, realtà e fantasia assieme, i grandi classici delle battaglie al galoppo tra Cowboy e Indiani trasportate nell’era digitale, la stessa epica meraviglia ad occhi aperti, sgranati, davanti allo schermo.
Batman è l’eroe più vero, perché ci insegna che il rancore verso se stessi, la paura e la rabbia se finalizzate a un qualcosa di buono possono portare anche del bene. Grazie.













