Terribile attacco del regime di Assad, il rais non vuole cadere
di Anna Chiara Sardella
“I terroristi non avranno la meglio”, intanto il prezzo della lotta contro di essi la stanno subendo i civili durante l’ultimo attacco sferrato dal regime siriano nell’estremo nord del paese. Quando ieri alcuni caccia governativi hanno sganciato barili pieni di tritolo e oggetti metallici su una stazione di servizio ad Ayn Issa nel nord est siriano, nella provincia di Raqqua, una enorme nuvola di fumo si è diffusa tutta intorno i paraggi della stazione di benzina: al momento del bombardamento circa 200 civili erano presenti
Sono ancora in corso gli accertamenti sugli ultimi cadaveri ma il bilancio dovrebbe essere attualmente intorno ai 48 morti e cento feriti, ma riferiscono i medici che solo 26 tra le salme erano identificabili. Le telecamere dei testimoni hanno registrato l’immagine di carcasse di macchine e pulmini mentre l’asfalto era puntellato di enormi crateri.
Il massacro di Ayn Issa si iscrive tristemente nel bilancio generale della situazione siriana, ovvero nella terribile emergenza umanitaria alla quale il mondo assiste inerme: nello stesso giorno, 20 settembre 2012, in tutto lo stato siriano il numero delle vittime è arrivato a 173 in un solo giorno, come ci arriva dai bollettini dei comitati di coordinamento locali.
Ma il rais non vuole cadere, anzi rilancia la sua missione contro il terrorismo e l’inutilità di cambiare la situazione politica cambiando i vertici di potere, dice in un’intervista comparsa su un giornale egiziano.












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