Pubblicato il: mar, set 18th, 2012

Marchionne chiude gli ultimi stabilimenti italiani FIAT, spostando tutto negli States; Ilva e Alcoa nel mentre continuano ad arrancare

di Mike Becho

Lo Yankee Marchionne

Molti ci avevano creduto a una rinascita del marchio FIAT in Italia con l’avvento di Sergio Marchionne,  ma l’amministratore delegato del Lingotto sembra aver deluso molti,  soprattutto  i dipendenti. I venti miliardi previsti per il risanamento degli stabilimenti italiani non arriveranno e la conseguenza inevitabile sarà un ricorso sempre più massiccio alla cassa integrazione  per molti dipendenti, e in un futuro forse anche la definitiva chiusura degli stabilimenti. I sindacati avevano fatto numerose concessioni in merito,  proprio sulla base dell’investimento che ora non verrà erogato.

I motivi del disimpegno secondo Marchionne e il Lingotto sono una grave crisi del mercato Europeo e Italiano dell’auto ripetto a due anni e mezzo fa,  cioè nel periodo in cui il progetto era stato steso;  inoltre il progetto,  che inizialmente era stato denominato “Fabbrica Italia”, secondo FIAT doveva perdere questa dicitura poichè non doveva essere interpretato come un impegno assoluto dell’azienda. Ormai è chiaro che l’Italia non è più considerata indispensabile come fonte di profitto del marchio Torinese,  considerando anche che oltre il 50% dei ricavi arriva dagli States e che il 26% dei ricavi europei negli ultimi dodici mesi hanno registrato una perdita di 354 milioni.  Ecco perchè sembra inevitabile un progressivo disimpegno dal bel paese. Il governo Italiano,  tramite i ministri Fornero e Passera, spera ora in un incontro con l’amministratore delegato del Lingotto,  un incontro che dovrà essere quindi chiarificatore riguardo le scelte di FIAT in Italia, nella speranza che  la stessa rispetti le responsabilità che ha verso il nostro paese. Oltre al caso FIAT proseguono quelli Ilva e Alcoa: l’Ilva,  che è stata sequestrata a causa delle sue emissioni nocive,  non verrà riaperta finchè le propagazioni stesse non verranno eliminate, e si continua a trattare. Riguardo Alcoa,  in cui il problema era invece l’alto costo di produzione  causato da un alto consumo di energia,  le proteste dei lavoratori proseguono ad oltranza,  con tutti e tre i sindacati di settore in prima linea. L’impanto di elettrolisi della stessa azienda, che ha 328 celle produttive, sarà chiuso entro il 10 novembre se non verrà trovato prima un accordo tra le parti.

L’anno che sta per terminare quindi ci porta a constatare un ulteriore calo della produttività dal 2011,  e un tasso di disoccupazione che tocca ora l’11% ed è molto probabilmente destinato ad aumentare.  Una probabile ripresa è prevista per il 2013, ma nel frattempo che andamento avrà la nostra economia? Non possiamo che sperare in un intervento del governo, ma non in investimenti a vuoto come si sono rivelati quelli di Alcoa e Fiat.

Un Silos dell’Alcoa

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