Milano, carcere minorile in rivolta; dubbi e inadeguatezze quando la criminalità non è ancora maggiorenne
di Stefano Capponi
“Esse [le leggi] non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l’aggregato delle particolari”.
Così diceva Cesare Beccaria, uno dei padri della filosofia del diritto moderna, a proposito della definizione e della finalità delle norme, che non possono che salvaguardare la libertà delle persone, e che dunque sono necessarie e fungono da contraltare alla possibile “forza naturale” indisciplinata che potrebbe sopprimere la parte più debole in una società anarchica.
E’ proprio a Beccaria è dedicato il nome dell’Istituto Penitenziario Minorile di Milano, istituto che si pone l’obbiettivo non solo di mantenere i detenuti per proteggere la completa libertà dei cittadini onesti, ma, vista la loro minore età, di fare qualcosa in più per i suoi stessi ospiti.
Questo carcere minorile ha di recente fatto parlare per l’ammutinamento, poi trasformatosi in una vera rivolta, creato da un quattordicenne (il minimo per avere imputabilità) chiamato “il piccolo Vallanzasca”, come il boss milanese condannato a 295 lunghissimi anni di reclusione e reso famoso anche sul grande schermo, nonché “Pulce”, per via della sua abilità nello sfuggire alle forze dell’ordine. Dopo la recente fuga di un detenuto, il penitenziario era già in subbuglio: e così, decine di giovani ragazzi inferociti, si sono uniti nella rivolta violenta e nel successivo incendio, per cui sono dovute intervenire numerose volanti della polizia, nonché naturalmente i vigili del fuoco. Il ragazzino, secondo alcuni testimoni, avrebbe accolto i poliziotti dicendo: “Sono qui, picchiatemi!”, con sfrontatezza e senza timore alcuno. 
Il GIP ha sostenuto a proposito del ragazzo che “è un pericolo elevatissimo e concreto per la collettività, con disinvoltura e propensione all’attività delittuosa”. Lui come altri nei penitenziari giovanili, anzi, forse come la maggioranza, proviene da famiglie disagiate e a loro volta problematiche (nel caso il ragazzo verrebbe da Quarto Oggiaro, quartiere milanese di case popolari e immigrazioni sin dagli anni ’50, e da una famiglia di pregiudicati o incarcerati).
La tematica della criminalità minorile è una tematica che delinea sempre più i contorni di un’emergenza, che si aggrava specialmente a causa dell’immigrazione e della capacità mancata della comunità di integrare e regolare questa, ma non solo. I metodi di educazione di una società in crisi e di un liberalismo sfrenato, i media come tv e ora internet davanti ai quali troppe volte i genitori lasciano passivamente i propri figli piccoli senza controllare cosa facciano e cosa guardino (o chi decidano di incontrare), non possono che peggiorare le cose.
La legislazione italiana nel caso della pena minorile tende a eliminare sempre più ogni carattere di beccariana “general-prevenzione”, nonché di aspetto punitivo, puntando alla riqualificazione, reintroduzione nella società, e rieducazione del giovane come qualcosa di veramente primario. E’ per questo che per i minori, oltre ad avere sistemi punitivi meno drastici e detentivi solo in via estremamente sussidiaria, il sistema di procedura penale italiano introduce addirittura nel momento giurisdizionale le figure di esperti di pedagogia, assistenti sociali ecc., che coadiuvano il giudice o addirittura prendono parte alla deliberazione della sentenza nel Tribunale Minorile. Un sistema, quindi, dove non solo la vittima ma anche il colpevole è al centro, e che ha veramente ottime caratteristiche da un punto di vista teorico. Se non fosse che da un punto di vista sostanziale spesso la cosa risulta più difficile del previsto.
Ed è per questo che, se da una parte emerge il problema della delinquenza minorile anche in settori più “delicati” di semplici spacci e furti, come violenza sessuale commessa da minorenni o addirittura partecipazione ad azioni di criminalità organizzata, dall’altra i sindacati di polizia lamentano la scarsità dell’organico, così come mancano spesso i fondi per un’attività veramente efficace per quanto concerne l’esecuzione delle pene irrogate. E se il problema del sovrappopolamento nelle carceri dei maggiorenni è davanti agli occhi di tutti, con azioni come queste presto potrebbe rendersi evidenti anche le problematiche degli istituti penitenziari minorili.












