Pubblicato il: dom, set 16th, 2012

«Obama non sarà il nuovo Carter» assicurano i sondaggisti americani

di Andrea Gentili

Barack Obama, attuale presidente degli Stati Uniti

Un déjà vu che mister Obama avrebbe evitato volentieri, è quello che attualmente si presenta davanti agli occhi suoi e di milioni di cittadini americani. C’è chi spera nella storia, chi al passato invece non dà alcuna importanza, ma intanto suda freddo per il presente. La nuova crisi musulmana – perché attenzione a definirla solo medio-orientale – legata al film blasfemo su Maometto apre nuovi scenari alla possibile rielezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti. In tutto il mondo divampano i focolai di protesta e di rivolta armata, in Libia le bandiere a stelle e strisce delle ambasciate colorano la notte di rosso fuoco, e il Pentagono ha già inviato 100 uomini del reparto speciale dei marines a proteggere i suoi rappresentati in medio-oriente.

Tutto ciò ha una particolare risonanza: la crisi degli ostaggi del 1979 in Iran che portò il presidente democratico Jimmy Carter a cedere il posto al candidato repubblicano Ronald Reagan. I repubblicani ci sperano, con il candidato Mitt Romney che fa pressione proprio sulla scarsa gestione Obama della sicurezza delle proprie ambasciate, gli rinfacciano la morte dell’ambasciatore Stevens (la prima di un diplomatico Usa all’estero dopo oltre 20 anni) e delle altre tre persone dello staff diplomatico di Bengasi, e lo accusano di essere un «debole». Barack si difende: «Io sono il presidente degli Stati Uniti che ha ucciso Osama Bin Laden». Guai a chiamarlo debole. Se fino a pochi giorni fa la lotta tra Obama e Romney poteva essere già considerata chiusa, le sommosse legate al film di Bacile hanno decisamente regalato una grossa opportunità al candidato conservatore, e cioè proprio quella di giocare a puntare su questa crisi, ora diventata vero tallone d’Achille per Obama.

Il sondaggista democratico Paul Maslin però fa una marcia indietro invitando a non sottovalutare come i tempi storici siano totalmente cambiati: «Quando sei in testa, odi tutto ciò che ti mette il bastone tra le ruote. Ma in questo caso abbiamo un jolly: lo shock che portò Carter alla sconfitta fu oltre 30 anni fa. Non siamo più disturbati da scene di quel genere, come ora sta avvenendo in Libia».

Ma non solo passato remoto. Anche il passato più recente, come la cattura e l’uccisione di Osama – e infatti il presidente punta forte su questo aspetto – può salvare la poltrona alla Casa Bianca. Secondo un sondaggio nazionale di Resurgent Republic, un’organizzazione vicina ai repubblicani, gli americani sono più felici rispetto a 4 anni fa su un solo aspetto tra i tanti messi in gioco: la sicurezza contro il terrorismo. «È difficile cercare di marchiare l’uomo che ha ucciso Osama Bin Laden come un debole» commenta Whit Ayres, uno degli autori del sondaggio, citando proprio l’appellativo che Romney aveva affibbiato a Obama.

Mitt Romney, avversario di Obama alle presidenziali

L’obbiettivo di Romney sarebbe proprio quello di riuscire a far filtrare il paragone tra Carter e Obama per riuscire ad ottenere più voti, ma il problema, oltre alla mancanza dei mesi necessari per far cambiare opinione a milioni di cittadini – cosa che invece successe 30 anni fa, dato che la crisi avvenne in Aprile -, è che Romney deve ancora ottenere credibilità in politica estera. La sua reazione dopo l’attacco all’ambasciata americana in Libia è stata criticata anche da molti suoi sostenitori, perché ritenuta troppo politica, e una serie di gaffe durante questo trimestre estivo ne hanno rilevato un’inesperienza a livello internazionale.

E infine c’è la sua tendenza politica, vicina a quella di Bush, a incutere timore a una parte degli americani, sia democratici che repubblicani. Il politologo democratico Bill Carrick, puntando l’accento proprio su questo sentimento comune anti-Bush ha affermato: «Non credo che il neo-conservatorismo nella politica estera americana prevarrà, vista la terribile esperienza che l’America e gli americani hanno avuto con Iraq e Afghanistan e la lunghezza estenuante di queste guerre e viste quante persone sono morte o sono state ferite. Senza poi dimenticare l’impatto che queste guerre hanno avuto nell’economia del nostro Paese. Non credo che le persone siano pronte a riaffrontare tutto ciò»

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