Matteo Renzi ufficializza la candidatura: Verona ne è il palcoscenico
di Stefano L. Alberti
E’ stata la città natia di chi vi scrive a ospitare la candidatura, già certa da diverso tempo, di Matteo Renzi, sindaco di Firenze, in seno al Partito Democratico. Come di consueto, l’uomo politico ha deciso per una spiccata impronta giovanile e informale, e ha bilanciato l’intervento tra l’emozionale e il concreto. Spiccavano per la loro assenza i loghi del PD.
Omettendo la giacca, in camicia bianca e cravatta blu per non scontentare nessuno, ha salutato la platea, costretta dalla natura della venue a stare in piedi, con un «Buongiorno, grazie a tutti di esserci, ora».
La folla degli accorsi alla centralissima Gran Guardia è stata allietata da un breve filmato che ha ripercorso alcune figure simboliche degli ultimi decenni. Politici anglosassoni come la signora Thatcher, il presidente Reagan e il compagno Gorbaciov, Obama e signora, poi Falcone e Borsellino, cantanti come Michael Jackson e Madonna, nonché Steve Jobs. La giustificazione delle scelte è stata fornita da Joseph Konrad: “Solo i giovani hanno momenti simili”. Il messaggio non poteva essere più chiaro.
Renzi è stato preceduto da Federico Vantini, suo seguace di corrente nonché sindaco della popolosa San Giovanni Lupatoto, quarto comune della provincia.
Ecco qualche stralcio dal discorso:
«Siamo partiti da qua perché Federico ha dimostrato che se giochiamo all’attacco e non ci chiudiamo nel catenaccio il centrosinistra può correre il rischio di vincere. Annuncio ufficialmente la mia e la nostra candidatura a guidare l’Italia per i prossimi 5 anni. Si tratta di cambiare l’Italia, non il Pd, e io avverto come possibile e immediata questa opportunità. Se si perde non ci si inventa una formazione politica di serie Z, ma saremo in prima fila a dare una mano a chi vince. Mi dicono di ringraziare Bersani per la primarie e io dico grazie a Bersani per tanti motivi: chi parla male dell’avversario fa un errore, ma chi parla male degli amici fa un errore doppio. Ma le primarie non sono una concessione, sono elemento costitutivo del Pd: chi negasse le primarie negherebbe il Pd. L’esperienza del governo Monti ha restituito all’Italia l’idea di un Paese che fa e non rimanda. Se vinceremo noi continueremo a fare le cose immediatamente e non a rinviarle. C’è consapevolezza che Monti, però, non è riuscito ad offrire una speranza. Forse non era quello il suo obiettivo, ma non vedo l’idea del coinvolgimento e di un ideale lanciato nel futuro”.
Passando ai progetti concreti, Renzi ha promesso le Civil Partnership entro i primi cento giorni di governo, nonché un netto miglioramento della giustizia civile e l’estensione del modello di Reggio Emilia con riferimento alle scuole materne.












