Caso Cucchi, la lesione alla vertebra sarebbe stata inflitta da un colpo diretto e non da una caduta
di Francesco Pirillo
La lesione di fibre muscolari della zona lombare, all’altezza della vertebra L3 proverebbe un trauma da colpo diretto, inferto di recente, e non da caduta. Questa è l’ipotesi che sostiene il professor Gaetano Thiene, circa la morte di Stefano Cucchi avvenuta il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il professore, noto alle cronache per la sua efficiente diagnosi sul corpo di Federico Aldrovandi, sta affiancando il team di periti ed esperti nella stesura della superperizia voluta dalla III Corte di Assise di Roma.
Il collegio peritale è composto, inoltre, da sei docenti universitari milanesi, dall’anestesista Gaetano Iapichino, dal cardiologo Giancarlo Laurenzi, dal neurochirurgo Erik Sganzerla, dall’urologo Luigi Barana e dai professori di Medicina legale Marco Grandi e Cristina Cattaneo. Il 19 settembre essi avrebbero dovuto consegnare la relazione alla Corte, ma l’evidente ritardo burocratico e l’avvento della nuova ipotesi sulla morte del Cucchi, ritarderanno la data di consegna.
Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Cucchi e anch’egli noto per la vicenda Aldrovandi e Uva, dichiara: «Purtroppo tra i documenti presentati dalla procura, manca proprio la lastra» ed aggiunge, facendo riferimento all’ipotesi della difesa che parlerebbe di una caduta dalle scale: «Ci sono tutte le altre ecchimosi al torace, sulla schiena e alla mandibola. Quante volte sarebbe caduto Cucchi?». Secondo l’avvocato non è corretto parlare soltanto di una vertebra lesionata, quando ad incrementare l’accusa nei confronti degli imputati, dodici in tutto tra guardie penitenziarie, medici ed infermieri, sarebbero anche altri fattori.
L’avvocato Gaetano Scalise, avvocato difensore del professor Aldo Fierro, primario del reparto di Medicina protetta del Pertini dove è deceduto Cucchi, commenta così la nuova formulazione d’ipotesi: «La nuova documentazione consegnata riaprirà la discussione in aula. Anche se noi restiamo convinti delle nostre conclusioni: la morte è stata causata da un problema cardiaco improvviso». Essi sostengono che le lesioni siano state causate da una caduta e che il corpo di Cucchi si sia improvvisamente arrestato per una bradicardia.
Fabio Anselmo è intervenuto in risposta all’avvocato Scalise: «La bradicardia di Stefano è un riflesso del ritmo giunzionale che ha mandato in tilt la centralina del cuore. In questi casi, il ritmo cardiaco rallenta sempre più e se non sopraggiunge, tempestivo, un intervento medico, il battito diminuisce fino a fermare il cuore». Ilaria Cucchi ha poi commentato: «Quello che sta emergendo noi lo avevamo già detto un anno fa in udienza preliminare».
La superperizia dovrebbe consegnare i resoconti degli esami entro un paio di mesi e la questione è di nuova aperta. La morte di Cucchi ha colpito notevolmente la sensibilità comune e per questo motivo si aspetta con apprensione la fase conclusiva della vicenda, in cui saranno stabilite responsabilità e mancanze da parte degli organi dello Stato. Uno Stato che sia credibile, ha il compito di delucidare qualsiasi ombra che si celi dietro i suoi eventi di cronaca, affinchè consolidi la sua fiducia da parte del cittadino.













