Alunni stranieri a scuola: più di 700.000 nel 2011
di Rossella Di Maria
Gli ultimi dati in nostro possesso si riferiscono allo scorso anno e ci dicono che gli alunni stranieri in Italia sono oltre i 700.000, dalla scuola dell’infanzia fino ai Licei e agli Istituti tecnici e professionali.
Si tratta della fondazione Ismu, che in concerto con il Ministero dell’Istruzione, ha tratteggiato un quadro completo nel rapporto «alunni con cittadinanza non italiana», presentato a Milano lo scorso anno.
Il numero degli studenti non italofoni è in questi ultimi anni diminuito sensibilmente, mentre è in aumento il numero di bambini, i G2, figli di stranieri, ma nati in Italia. L’ondata migratoria si è nel corso degli anni via via modificata. All’inizio i nuovi arrivati erano i marocchini e i senegalesi, poi gli albanesi, i rumeni e ora, sono in aumento gli studenti provenienti dalla Moldavia. Il volto delle nostre aule si fa sempre più colorato dunque, e la scuola, da circa un ventennio, è stata sommersa da leggi, direttive e circolari che affrontano la tematica.
All’interno della scuola tuttavia permangono problemi di integrazione, legati a volte a una cattiva organizzazione e altre volte a una forma di razzismo strisciante che, in certi casi, sembra ancora fare da padrone. Sono veramente tanti i docenti che diligentemente affrontano tematiche interculturali e attivano percorsi educativi validi, ma spesso il tutto risulta insufficiente. Cambiare la mentalità degli adulti e insegnare ai ragazzi a combattere i pregiudizi non è sempre facile ed è un lavoro lungo e faticoso.
L’insegnante illuminato mette in gioco tutte le sue armi, la sua energia, ma poi, in una scuola obsoleta e ottusa, succede che se non trova un gruppo docente collaborativo, si sente messo all’angolo, inadeguato, solo. Magari perché le risorse sono poche e, quando serve un mediatore culturale, mancano i soldi per pagarlo, o magari perché alcuni colleghi considerano l’alunno straniero come qualcosa di non loro compentenza, specie se all’interno della scuola, si è stati nominato referenti per gli alunni non italofoni.
È il referente della scuola infatti che si studia la normativa sull’inserimento e la scolarizzazione degli stranieri, è ancora lui o lei che va a parlare con gli studenti, per conoscerli e poi, saltellando da un coordinatore all’altro porta materiale chiarificatore, illustra problematiche, parla con le famiglie e aiuta i colleghi a stilare la programmazione.
Nelle realtà scolastiche migliori l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione della capacità di una convivenza costruttiva, che tenda a prevenire il formarsi di stereotipi dannosi e pericolosi. Non dimentichiamo che l’azione educativa implica l’accettazione e il rispetto di quello che molti vivono come diverso, con il riconoscimento di una diversa identità culturale, in una quotidiana ricerca di dialogo, comprensione reciproca e collaborazione.
Per un arricchimento di tutti.












