Pubblicato il: gio, set 13th, 2012

Musica da sogno: Dream life, l’album debutto di Mary Epworth

di Alessia Arnesano

Maryepworth -Dreamlife

Ci sono donne che non hanno bisogno di vestiti sgargianti, pose sexy, baci saffici e ritornelli stupidi per attirare l’attenzione. Una di queste è Mary Epworth, sorella di Paul Epworth, produttore di Adele. Mary si tiene ben lontana da quel pop banale d’alta classifica sorprendendo tutti con il suo album d’esordio Dream Life, frutto di una lunga gestazione sia in termini pratici che psicologici. Come racconta la stessa Mary, il primo pezzo dell’album Long Gone è dedicato alla morte di un amico della madre, di uno zio deceduto durante la registrazione dell’album e all’anziano cane, da sempre parte della famiglia. Non è una canzone triste, afferma Mary ma una lunga e grandiosa dichiarazione d’amore alle persone che non ci sono più. Un intro perfetto che prosegue con l’energica e ruvida Black Doe. È uno dei pezzi migliori caratterizzato da una batteria frenetica, dai feedback e dal banjio. Il ritornello si incolla alla lingua, ovvia la scelta del brano come singolo. Il tono cambia completamente con Sweet Boy, ballata dal sapore vagamente triste. Sulla stessa scia Two for Joy, scritta per celebrare la magia creata dal canto e dalla creazione artistica, infatti la voce di Mary è in primo piano per tutta la durata del brano.

Heal this dirty soul è ispirata ai suoni degli anni 70’ ed in particolare si rifà a Holland dei Beach Boys, arricchita da un crescendo grandioso nella parte centrale. E il mix di suoni e reminiscenze continua, così si passa a Trimmed wing, per comprendere il sottobosco musicale che sta dietro la canzone bastano le dichiarazioni di Mary in proposito: ‹‹ In the end we decided a uniform, krautrock, cardboardy drum sound would enable it to still feel like it had some movement. ››

Those nights e Six kisses sono ispirate dai paesaggi della Repubblica Ceca, terra che Mary ama molto, la parte finale di Six kisses è invece stranamente cantata in Rumeno. Si torna in Inghilterra con Come Back to the Bough, ispirata dall’opera di James Frazer “The Golden Bough” libro che parla (non a caso) di magia e religione intrecciando elementi mitologici e culture primitive.

Si chiude con il pop surreale di If I fall now e Ray of sunlight che torna agli anni 70’ e ai Beach Boys sporcati dai synth. Nonostante i richiami espliciti ai suoni del passato, l’album è un mix raffinato e originale e Mary è una cantautrice consapevole dei suoi mezzi, cosa rara per un esordiente.

http://www.youtube.com/watch?v=722dDnXtkgA

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.