Napoli, l’Istituto di studi filosofici verso il tramonto, Marino Niola: “un paese che trascura il passato non ha futuro”
di Francesco Pirillo
In un periodo di crisi come questo è sempre la cultura ad avere la peggio. Dopo la delicata questione di Cinecittà e delle strutture cinematografiche che non riescono a sostenere le spese e quindi chiudono, i tagli alla scuola e alle università pubbliche, ora a far preoccupare una cospicua porzione di italiani è la probabile chiusura dell’Istituto di studi filosofici di Napoli.
“Se continua così – dice Antonio Gargano, segretario generale dell’istituto – per Natale chiudiamo tutto”. C’è chi nasce e chi lo stesso giorno potrebbe sopire, è l’idea che aleggia nella mente dei tanti idealisti che confidano nella tanto desiderata posticipazione, ad oltranza, della chiusura di un polo che ha reso il Mezzogiorno tra i più autorevoli luoghi culturali mondiali. Nel 2010 l’allora ministro Giulio Tremonti tagliò i finanziamenti destinati al centro culturale di via Monte di Dio da dieci a tre milioni di euro. Nel 2011 ci fu un tentativo di azzeramento, evitato grazie all’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che riuscì ad edulcorare l’indifferenza nei confronti dell’istituto. Il governo decise così di elargire 1,5 milioni di euro e quella fu l’ultima cifra che l’avvocato Gerardo Marotta, anima dell’istituto, percepì dallo Stato. Sullo scorso “il venerdì” de La Repubblica è intervenuto, nella sezione “Miti d’oggi”, Marino Niola, eccellente antropologo e accademico italiano, ed ha espresso tutto il suo dispiacere per l’eventuale chiusura dell’istituto. “Una biblioteca con trecentomila volumi, tra cui edizioni originali di Giordano Bruno, dell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert e manoscritti di Benedetto Croce, dal valore stimato di dieci milioni di euro e per un tesoro che l’Unesco ha definito senza uguali, rischia di essere mandata a morire in un capannone di periferia”. In effetti, l’ex edificio del Coni, acquistato dalla regione Campania nel 2011 e destinato ad ospitare i volumi della biblioteca ancora non è pronto, ma intanto è costato 4 milioni di euro allo Stato. I lavori sembrerebbero iniziati all’inizio di questo mese, ma per l’apertura si parla almeno di due anni.
“Adesso – continua Niola – nonostante l’avvocato Gerardo Marotta abbia sacrificato il suo avere e il suo essere, tutto questo rischia di finire perché le istituzioni lo considerano una spesa da tagliare. L’episodio non è solo scandaloso. Ma ha qualcosa di sinistro. Perché, al di là del balletto tra competenze e responsabilità, ci consegna il ritratto di una nazione in crisi irreversibile, di una collettività senza comunità”. Sono dure, prepotenti e pesanti le parole che escono dalla bocca di uno tra i più autorevoli intellettuali italiani. “La politica, nazionale e locale – conclude Niola – nega di fatto alle future generazioni il diritto allo studio e una formazione competitiva sul piano internazionale. Da un lato non fa che dire ai cittadini di stringere la cinghia, dall’altro spreca i suoi tesori”.













