Pubblicato il: mar, set 11th, 2012

Registri unioni civili? Specchio per le allodole, tanto gli Onorevoli sono tutelati

di Ilaria Caridi

Una delle prime sei coppie che ha firmato nel registro delle unioni civili di Napoli

Quello in vigore da ieri a Milano è l’ottantanovesimo in Italia, il primo è nato ad Empoli nel lontano 1993: i registri delle unioni civili sono l’elenco comunale in cui possono iscriversi “due persone maggiorenni legate da vincoli affettivi coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune”, come ha recentemente deliberato il consiglio milanese. Coppie conviventi eterosessuali e non ma comunque senza il vincolo di matrimonio per la prima volta sembrano essere tutelati perlomeno dal Comune di residenza, sempre se questo prevede il registro. Ma è davvero così?

Innanzitutto il Comune ha solo il potere regolamentare ed è per questo subordinato a Stato e Regioni che invece hanno potere legislativo. Questo significa semplicemente che il Comune non può supplire al vuoto normativo che in Italia discrimina effettivamente le coppie di fatto (ossia tutte le coppie non sposate) come in materia di successioni per esempio, in cui il coniuge convivente non viene annoverato tra gli eredi necessari. Il Comune potrà al più permettergli di accedere a case popolari ma il tutto per alleviare il tormento di un sistema che nemmeno li considera. Sicuramente di positivo c’è che con il registro delle unioni civili scende in campo l’idea di una famiglia che non sia esclusivamente “una società naturale fondata sul matrimonio”, come sancisce l’art. 29 della Costituzione, ma che possa avere sfumature diverse: non solo di istituto ma anche di coppie che possano accedervi. Questo non significa necessariamente riconoscere le coppie di fatto come famiglia ma quantomeno dar loro un’adeguata tutela giuridica. Positivo, per carità, ma non basta. Soprattutto se si accede alla notizia, quasi insaputa, che gli Onorevoli conviventi more uxorio invece sono esageratamente tutelati. Ebbene sì, è il “regolamento di assistenza sanitaria integrativa dei deputati” stipulato negli anni novanta prevede che i conviventi dei parlamentari, anche cessati dal mandato, possano accedere al sistema di assistenza integrativa il che prevede diritti che vanno dalla pensione di reversibilità a cure mediche in costose cliniche estere.

Sono innumerevoli le proposte di legge non andate a buon fine e i disegni di legge non ancora discussi in materia, e le vittime restano i cittadini che restano sbigottiti di fronte ad uno Stato noncurante ma che sa bene come auto-tutelarsi; anzi, a farlo ci ha pensato più di vent’anni fa. L’indignazione deve essere solo il primo passo per la trasformazione, ed  è necessario che ogni cittadino prenda coscienza che deve smuovere qualcosa. Il registro è un contentino, ora serve una vera e propria disciplina della materia.

Si può chiamare famiglia solo quella fondata sul matrimonio? Lo sancisce l’art. 29 della Costituzione

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.