Portogallo: lavoratori e sindacati insorgono per le misure d’austerity
di Claudia Parmiggiani
Pende come la spada di Damocle il sistema economico sul Portogallo, che si trova a fronteggiare il budget più rigido dal 1974, anno della rivoluzione dei garofani quando venne meno il sistema economico e politico corporativo in linea con il progresso di democratizzazione del Paese. All’origine di questo drastico implemento delle misure di austerity sta il fatto che ai conti dell’esecutivo erano improvvisamente mancati 2 miliardi di euro, rendendo necessario un rimedio.
Così, il primo ministro portoghese Pedro Passos Coelho ha deciso di aumentare dall’11% al 18% i contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti, in altri termini ogni lavoratore dovrà versare nell’arco di un anno l’equivalente di una mensilità. Questa nuova misura di austerità arriva in seguito alla decisione della Corte Costituzionale di bocciare il piano di rigore che sopprimeva le tredicesime e le quattordicesime per il 2013 (“circa un milione di persone saranno private dei bonus per le vacanze e per il Natale” secondo Pùblico, quotidiano di Lisbona). Per i lavoratori del settore privato saranno ridotti i giorni festivi e aumenteranno gli orari di lavoro. Il governo si giustifica delineando il pericolo concreto di un tracollo, di un baratro in cui il Paese sta inesorabilmente cadendo per la crescita esponenziale del debito e un deficit insostenibile. Insomma presenta le misure adottate come un programma di “salvataggio” o addirittura di “emergenza nazionale”, misure dolorose ma necessarie. Come si può facilmente intuire, questa ricetta per risollevare le sorti del Portogallo è fortemente impopolare. Anzi i sindacati, considerato che è sulle spalle di lavoratori e lavoratrici che grava sempre più prepotentemente il peso degli aggravi fiscali, sono insorti contestando la severità delle misure di austerità del governo ma non solo, anche la parallela riduzione di contributi alle imprese visto che il Portogallo è il terzo Paese dopo Grecia e Irlanda a ricevere un aiuto eccezionale da parte del FMI: 78 miliardi di euro in tre anni in cambio di risorse al fine di evitare il fallimento.
Il leader della confederazione dei lavoratori CGTP (principale sindacato portoghese) afferma: ”Il premier ha dichiarato guerra ai lavoratori. Che cosa ci si può aspettare l’anno prossimo con questa politica? Riducendo il reddito delle famiglie si provocherà la riduzione dei consumi, il fallimento delle aziende, l’aumento della disoccupazione, la diseguaglianza, la povertà e l’esclusione sociale”. Intanto il sindacato ha annunciato una settimana di mobilitazione a partire dal 20 Ottobre.












