Pubblicato il: lun, set 10th, 2012

Il digitale divide? Italia dopo Brasile e Polonia

di Anna Chiara Sardella

La cartina di Web Index

Si chiama digital divide, il problema di accesso alla rete da parte di tutti, un diritto fondamentale come lo hanno definito molti collegandolo a volte agli sviluppi della primavera araba molti commentatori, un nome tra tutti: Stefano Rodotà.

Un problema delineato agli albori degli anni 2000, prima che il mezzo informatico diventasse l’humus della democrazia partecipativa.

La classifica di Web Index (link: http://thewebindex.org/2012/09/2012-Web-Index-Key-Findings.pdf) condotta dalla World Web Foundation colloca il nostro paese al ventritreesimo posto nel mondo, subito dopo Brasile e Polonia, mentre in Europa al dodicesimo. La medaglia d’oro se l’aggiudica la Svezia, subito seguita da Stati Uniti e Inghilterra. 61 paesi sono stati monitorati durante il periodo di sei anni, ed è questa la fotografia che ne è emersa. Ma cosa frena questi Paesi affinché colmino il divario che impedisce loro di raggiungere un diritto che oggi sembra così scontato per tutti? Principalmente, afferma Berners-Lee, i costi della banda larga, che devono necessariamente essere abbattuti. In Africa, solo una persona su sei riesce a collegarsi a internet, mentre la media mondiale è di uno su tre.

Un handicap del nostro Paese è invece l’impatto minimo del web sull’economia italiana: strategie di marketing e servizi per gli utenti poco rispondenti oggi non possono non avere un impatto anche economico negativo; inoltre troviamo anche quest’anno sempre inferiore rispetto a Francia e Germania la disponibilità di infrastrutture fisiche che consentono l’accesso alla rete.

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