Pubblicato il: dom, set 9th, 2012

Casaleggio e Favia, forse solo una questione personale; ma spunta una grossa contraddizione all’interno del Movimento

di Andrea Gentili

«Da noi la democrazia non esiste. È Casaleggio che prende per il culo tutti. Grillo è un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non capiscono che dietro c’è una mente freddissima, molto acculturata, molto intelligente, che di organizzazione, di dinamiche umane e di politica se ne intende».

Giovanni Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna non risparmia parole al veleno per Gianroberto Casaleggio, consulente e amico stretto di Beppe Grillo e che ora si rivela «padre e padrone» del Movimento. Messo a nudo da una registrazione di cui non era a conoscenza (credeva di essere a microfoni spenti), Favia si ritrova ora in una posizione alquanto scomoda: quella dell’impostore.

Giovanni Favia, anche soprannominato su internet Giovanni Va’-via. È colui che in questa storia ci rimane incastrato

Da accusatore ad accusato, il consigliere emiliano eretico ha già un piede fuori dal Movimento: anzi in rete è già out, trasformato in zombie dal gruppo Facebook “Apocalisse Zombie”, uno dei tanti ritrovi online dei grillini, e per Grillo è “uno Scilipoti”. Favia è già passato, è diventato come un Bersani, e la sua intervista altro che a microfoni spenti, in realtà per i grillini è già un complotto, riconducibile al fatto che il consigliere regionale è alla scadenza del secondo mandato e quindi come scritto nel Non-Statuto «non più candidabile nel M5S». Questa «intervista concordata» sarebbe quindi un “do ut des per il passaggio ad altra formazione politica, probabilmente il PD o affini» scrive Maurizio Ottomano, giornalista freelance e uno degli “uomini con l’elmetto” sul blog di Grillo. C’è da dire che in ballo tra Casaleggio e Favia ci potrebbe essere una questione personale che va avanti da anni; non è da escludere quindi che la soffiata del grillino nascondesse dietro solamente una personale collera con il compagno di Grillo, e dopotutto è Favia stesso che, stavolta a microfoni accesi, chiarisce: «I miei rapporti con Gianroberto Casaleggio erano estremamente critici, anche se la storia è lunga».

Favia era molto arrabbiato e deluso per l’espulsione del suo grande amico Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara fatto uscire a pedate dal Movimento da Grillo in persona; addirittura Favia nella registrazione di pochi giorni fa accusava Grillo di avere voluto cacciare Tavolazzi soffocando in questo modo un dibattito che stava nascendo in rete contro la gestione Casaleggio.

E poi lancia la bomba: «ha sempre deciso Casaleggio da solo, ha sempre fatto così. Adesso in rete non si può più parlare, neanche organizzare incontri tipo quello di Rimini che non usavano il logo del movimento. Casaleggio controlla dall’alto tutta questa roba. Tutta. Lui quando qualcosa non va telefona o fa telefonare a Grillo». Aggiungendo ulteriori informazioni Favia parla di un «sistema padronale» e infine l’ultima stoccata: «Tra gli eletti ci sono degli infiltrati di Casaleggio, quindi noi dobbiamo stare molto attenti quando parliamo. Casaleggio è spietato, è vendicativo. Adesso vediamo chi manda in Parlamento, perché io non ci credo alle votazioni on-line, lui manda chi vuole».

Gianroberto Casaleggio è spesso considerato l’assistente di Grillo, il suo aiutante, il braccio destro, consigliere. Era colui che aveva forgiato l’immagine del Grillo politico, che lo aveva aiutato ad uscire dal guscio eminentemente spettacolare e comico, per assumere i panni di leader, quasi legionario, politico. Sarebbe stato stato lui ad aver aperto il blog a Grillo, dopotutto Casaleggio è anche un imprenditore dell’e-business. Tre mesi fa gettò la maschera sul Corriere della Sera e si dichiarò il compagno di Grillo, co-fondatore del movimento, del tutto alla pari con il suo socio. Oltre a dare una semplice spinta al suo amico genovese, Casaleggio infatti ha contribuito alla stesura del Non-Statuto, ha organizzato il primo Vaffa-Day, e il dubbio sul suo ruolo all’interno del Movimento sarebbe già dovuto venire. Su di lui giravano invece solo le voci più deliranti: dall’esoterismo e i complotti internazionali, a legami con società segrete e massoneria, per arrivare infine a citare anche la Goldman Sachs. Ed ecco che dopo la bordata di giovedì sera arriva a parlare con una piccola nota anche Casaleggio: «Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai definito le liste per le elezioni comunali e regionali. Né io, né Beppe Grillo, abbiamo mai scritto un programma comunale o regionale. Né io, né Beppe Grillo abbiamo mai dato indicazioni per le votazioni consigliari, né infiltrato persone nel MoVimento Cinque Stelle».

Gianroberto Casaleggio, il maestro zen di Grillo, forse il vero leader non mediatico del Movimeno 5 stelle

Eppure qualcosa non va, perché tra le parole di Casaleggio e quelle di Beppe Grillo di qualche anno fa c’è una grossa divergenza, nonché una vera e propria contraddizione. Scrive Beppe Grillo in un comunicato stampa del 6 Gennaio 2010: «il MoVimento a 5 stelle legato al mio nome ha un candidato anche in Veneto. È David Borrelli, attuale consigliere comunale della lista civica GrilliTreviso. Per questioni di tempo ho dovuto decidere io, assumendomene la responsabilità, i candidati in alcune Regioni. Dalla prossima volta saranno i cittadini attraverso la rete a scegliere i loro rappresentanti».

Cala l’imbarazzo, ma non certo il silenzio tra i grillini dopo questa gaffe di Casaleggio, subito in rilievo su giornali come La Repubblica; tra chi si schiera dalla parte di Favia e chi lo vorrebbe fuori dal Movimento, spunta chi come Gilda Caronti, del 5 Stelle di Milano afferma: «non c’è bisogno di nessuna democrazia interna nel M5S perché non c’è niente da decidere».

Il Consigliere Regionale, dopo il polverone mediatico sollevato inconsapevolmente da lui stesso, ha invece annunciato che rassegnerà le sue dimissioni, «e saranno i cittadini dell’Emilia-Romagna, tramite votazione, a valutare se respingerle o accettarle». Solidarietà dal sindaco di Parma Pizzarotti che auspica il dialogo per evitare le dimissioni di Favia, ma che, assicura, non ci sono mai state ingerenze a Parma nelle liste dei consiglieri e per l’elezione degli assessori.

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