Calcio, arriva l’ Albo degli striscioni e il mondo dei tifosi continua a divedersi
di Francesco Pirillo
L’osservatorio per le manifestazioni sportive ha deciso di istituire un vero e proprio “albo degli striscioni”. Come nella migliore tradizione, ad occuparne i posti saranno gli striscioni ritenuti “appendibili” su di una vetrata di uno stadio, ovvero tutti quelli che non abbiano come messaggio di fondo lo sfottò e la violenza. Vengono inclusi anche gli striscioni dei gruppi appartenenti alle curve italiane.
C’è un precedente, che risale alla legge 14 datata 8 marzo 2007, figlia delle leggi Amato del 2005 (tornelli d’accesso e biglietti nominativi), in cui si afferma che: “è fatto divieto – si legge – introdurre in tutti gli impianti sportivi striscioni e qualsiasi altro materiale ad essi assimilabile, compreso quello per le coreografie, se non espressamente autorizzato. Sono altresì vietati i tamburi ed altri mezzi di diffusione sonora”. Questo processo di autorizzazione attraverso una questura, destò già ai tempi molti quesiti all’interno di quelle categorie del tifo più acceso delle curve italiane e la decisione di non passare per le forze dell’ordine convinse molti gruppi, anche storici del mondo del tifo italiano, a rinunciare all’esposizione degli striscioni e stendardi. E’ da subito sembrata una forma repressiva che mirasse al controllo dello Stato, in particolare del Ministero degli Interni, sui tifosi.
La procedura da rispettare era la seguente: “almeno 7 giorni prima dello svolgimento della gara, inviare un’ apposita istanza, anche mediante fax o e-mail, alla società che organizza l’incontro. A tal fine occorrerà specificare: le dimensioni ed il materiale utilizzato per la realizzazione; il contenuto e la grafica compendiati in apposita documentazione fotografica ed il settore in cui verrà esposto”.
La funzione, quindi, dell’albo dello striscione risiede nella facilità di reperire gli striscioni che i gruppi di tifosi vogliono esporre durante una gara di calcio, eliminando la burocratica operazione settimanale dell’invio del fax. “La consultazione di tale elenco – spiegava tempo fa l’Osservatorio – consentirà di evitare che, in occasione delle trasferte, debba essere attivata, ogni volta, la procedura autorizzatoria – che impegna sia i richiedenti che i GOS (Gruppo Operativo Speciale) – trattandosi di striscioni già valutati ed approvati sia nei contenuti che nel materiale di costruzione che nelle dimensioni”.
Le cose sembrano non cambiare e le tifoserie ancora ostili ai vari diktat del Ministero non sembrano cedere a questa nuova invenzione. Di fondo, resterebbe sempre il controllo esercitato da un organo dello Stato sui cittadini. Al momento, fa sapere il Viminale in una nota, “sono pervenute all’Osservatorio richieste per oltre 350 striscioni riferibili a 41 società di Serie B e di Lega Pro” e chissà se il numero tenderà a crescere. Il mondo, variegato e numeroso, del tifo italiano verrà, come avvenuto con l’avvento della Tessera del Tifoso, di nuovo diviso in due parti distinte: i buoni e i cattivi, i primi con gli striscioni autorizzati e controfirmati, i secondi intransigenti sognatori.











