L’Università di Verona si tinge di rosa: le novità al femminile
di Serena Santoro
Il grado progressista di un’istituzione, quale è anche l’Università, si evince anche dal trattamento verso la cultura di genere, lo sviluppo della prospettiva femminile, le pari opportunità. Quanto è rosa l’Ateneo scaligero?
L’Università di Verona è dotata degli organismi di parità: il Comitato delle Pari Opportunità e la consigliera del Rettore alle Pari Opportunità. Addentriamoci ora in alcuni servizi che l’ateneo offre al pubblico femminile.
Partiamo con l’Asilo Baby Ateneo, un’iniziativa davvero lodevole e innovativa che si indirizza anche ai maschietti ma che in una società italiana culturalmente arretrata sembra interessare più le donne, e che è attiva oramai dal 9 gennaio 2006. L’asilo nido universitario è un servizio studiato appositamente per dipendenti dell’Università e per studenti che abbiano a carico una figlia/o fino ad un massimo di età di tre anni. È un progetto che vuole contribuire ad agevolare la crescita di un bambina/o nonostante lo studio o il lavoro delle madri e dei padri.
Va riconosciuto l’impegno della regione Veneto rispetto al baby asilo; ha infatti contribuito per la ristrutturazione dei locali, per la compartecipazione alle rette e per i costi della gestione della struttura nido.
La sede che si trova in via dell’Artigliere 1 ospita fino a un massimo di 18 bambini, 16 dei quali sono riservati alle figlie/i degli studenti o dipendenti dell’Univr. Proprio per quest’ultimi è prevista per i costi di frequenza la compartecipazione da parte dell’Università di Verona.
Essendo però la capienza del baby asilo dell’ateneo limitata, l’Univr ha pensato bene di dare un contributo anche ai nidi esterni, comunali e privati, sempre con il medesimo scopo di favorire il rapporto lavoro-famiglia.
Ancora altri aiuti vengono incontro dall’ateneo ai figli dei dipendenti universitari: è il caso del centro estivo. E’ un servizio che accoglie le bambine/i compresi tra i 4 e i 12 anni. L’attività si svolge nell’area ex Gavagnin, e dal 2005 con la collaborazione della Facoltà di Scienze Motorie e del Cus.
Per favorire l’integrazione tra lavoro e vita familiare, l’Università progressista prevede dal lontano 1999 la possibilità per i dipendenti del telelavoro. Il progetto è valido per 18 persone che possono lavorare fino a 3 giorni settimanali. Occorre compilare un questionario e i risultati derivano dal bando in base ai punteggi ottenuti.
Veniamo ora ai corsi universitari al femminile, area post lauream. E’ il caso del progetto formativo “Donne, politica e istituzioni- La dimensione di genere tra pubblico e privato”per l’anno accademico 2011/2012, il cui bando scade il 14 settembre 2012. Il corso è realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità e avrà svolgimento dal 28 settembre al 24 novembre 2012 presso la Facoltà di Giurisprudenza, via C. Montanari, 9.
Il corso vuole ripercorrere la società prevalentemente maschile del nord est , il suo modello tradizionale e la progressiva affermazione delle figura pubblica femminile. Esaminando il contesto storico e l’emancipazione femminile si può comprendere come la donna che esce dal privato per ricoprire ruoli pubblici rappresenti l’antibiotico contro la recessione di un sistema maschile fallimentare. Le donne scendono nel campo del lavoro e delle istituzioni e sono occasione di riscatto di un’economia locale alla gogna.
Ci si può lamentare di un sistema che non funziona quando metà della forza lavoro non viene utilizzata? Le donne sono una risorsa e la società ha il dovere di permettere loro di contribuire attivamente alla società.
Le istituzioni universitarie, come spesso accade precede i Governi, nel saper allargare gli orizzonti, nel sapersi aprire a nuove visioni e a diffonderle. Un altro esempio è quello del bando di concorso per il premio di laurea “Women first 2012” per la promozione della donna nel campo professionale, sociale e culturale, anche questo con scadenza il 14 settembre. Il premio si rivolge alle migliori discussioni di tesi su queste tematiche.
Il nostro Ateneo ha da tempo aperto le porte alle donne, basti pensare ad esempio alla Comunità Diotima, comunità femminile filosofica nata presso l’Università di Verona nel 1983, grazie a donne interne ed esterne all’Università. Un’organizzazione che si muove nell’ottica della differenza, una visione a cui una parte del femminismo più tradizionale, storcerebbe un po’ il naso. Diotima organizza vari seminari che ottengono una straordinaria affluenza di studentesse e studenti.
Dal 1983 a oggi l’Ateneo di Romeo e Giulietta si è dimostrato solidale con le donne ma ancora molto c’è da fare. Dobbiamo essere fiduciosi in quanto la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunità finanzia l’Università di Verona per un progetto formativo per il biennio 2012 2013 relativo alla diffusione della cultura di genere.
Non ci resta che un augurio da fare all”università: diventare sempre più “femmina”!













