Album rock a settembre: Slash e The Darkness
di Matteo Molon
“Bad Rain”. L’inizio di settembre è una tempesta di allucinazioni per chi vive la città. Una pioggia e un’umidità che non lasciano spazio a capire se effettivamente le mezze stagioni esistano ancora, un mix indefinibile tra gli estremi dell’estate e dell’autunno.
Una fitta stagione che, oltre a portare i nuovi lavori di Green Day, The Killers e Aerosmith, anticipa le prime felpe strette la mattina alle 7 facendo girare sui piatti degli amanti del buon rock, pastoso e vorticoso, le ultime uscite di Slash e The Darkness.
La canzone citata all’inizio è contenuta nel disco “Apocalyptic Love” di Slash, coadiuvato da Myles Kennedy – cantante degli Alter Bridge – e The Conspirators, ovvero Brent Fitz alla batteria (ha lavorato tra gli altri con Alice Cooper) e Todd Kerns al basso, il quale ha già suonato per l’ex Guns ‘n Roses nel precedente lavoro “Slash” del 2010.
Il capelluto chitarrista – in concerto il 26 ottobre a Padova – non ha certo bisogno di presentazione, e questo “Amore Apocalittico” conferma ancora il suo essere in gran forma e gran ”impiegato del rock”; in effetti sa svolgere bene i compiti assegnati, arrivando nei negozi con un album che porta avanti a pieno titolo l’immaginario “Hard & Fast” del rock ‘n roll mondiale. Non aggiunge nulla di innovativo alla scena, ma il classico che va a comporre lo fa come “dio comanda”, tanto da riuscire a soddisfare quella voglia che ognuno ha – impossibile negarlo – di ascoltare un album “vecchio stampo”, sapendo che non è stato registrato quando magari nemmeno si era nati. Slash è sciamano delle nuove generazioni, per i ragazzini che prendono in mano uno strumento la prima volta è una buona palestra d’ascolto, da cui si può apprendere il significato delle terminologie “potenza sonora” e “canzoni che suonano bene”.
Avete presente le monolitiche facce dell’Isola di Pasqua? Ecco, Slash e compagni redigono un excursus all’oggi sull’archeologia di questa terra mai cosi giustamente definibile “rock”, ballando a piedi nudi sulle sue spiagge al tempo di “Crazy Life” – il live-killer della situazione – e concedendosi una trepidante notte d’amore con un’inspiegabile donna venuta dal nord, dalla Russia, “Anastasia”, occhi chiari e chiome altrettanto tinte e fluenti.
I Redivivi The Darkness, invece, fanno scacco matto a chi li accusa di una reunion pro-capitale, sbeffeggiando i soliti criticoni della musica in perenne vena di commiato per il tradimento di valori in cui veramente non credono, e prendendo dal cappello non un coniglio dalla testa mozzata ma il lavoro migliore della loro carriera: “Hot Cakes”.
Se hanno saputo accendere l’atmosfera retrò Queeniana nei giovani del 2000, nel 2012 se ne sbattono del passato e puntano il piede sul palco, raccontando quanto sia fantastico essere brilli, declinando e aggiungendo un suffisso alla parola in -are, brillare.
Finalmente piegano come si deve le doghe di legno di quel palco, scardinando l’etereo che in precedenza continuava a rimanere nel loro suono, impedendogli di toccare terra. Il volare e non atterrare va bene in sogni folk, ma nelle band che pretendono di pestare la terra suonando live no. L’alta qualità tecnica è ascoltabile nel suono pieno e definito della batteria, che pare non essere passata per nessun plugin digitale, strumenti veri per musica autentica, melodica, caldissima nel cuore ripieno di ardore, una “hot cake” (una torta calda) ripiena di “cream” da mangiarsi gaudenti ascoltando “With a Woman”, ““Nothin’s Gonna Stop Us”, “Everybody Have a Good Time”, “Cannonball” e altrettanti “pièces” a vostra discrezione.
Settembre arriva, volenti o costretti, con sempre sempre meno umidità e mattinate uggiose e freddolose. Tanto vale divertirsi.













