Pubblicato il: gio, set 6th, 2012

Sinistra e destra cercansi

di Davide Papetti

Matteo Renzi il rottamatore

“D’Alema dì qualcosa di sinistra…!”. Qualche anno fa, in un suo film, Nanni Moretti polemizzava così con lo storico leader del centro-sinistra. Oggi la situazione, rispetto ad allora, sembrerebbe radicalmente cambiata. Certo però non nel senso in cui l’acuta ironia morettiana auspicava; al contrario pare proprio che quella richiesta esasperata da parte di un elettore della sinistra italiana, oggi possa allargarsi e funzionare altrettanto bene a destra. In tempi di governi tecnici, tanto da una parte quanto dall’altra, il problema comune dei partiti sembra essere quello “identitario”: una sorta di crisi esistenziale e culturale, alla quale l’elettorato assiste pervaso di disillusione e sgomento. Eppure il governo del “compromesso tecnico” sta per giungere al capolinea. A Novembre si sistemeranno i conti dello Stato, come d’abitudine, e nel frattempo avrà inizio parallelamente una campagna elettorale che si preannuncia tra le più sfolgoranti e tragiche degli ultimi anni; ma a regnar sovrana per il momento è la confusione, linguistica e contenutistica, che caratterizza tutti, nessuno escluso, gli schieramenti politici. Lo spaesamento generalizzato dei potenziali elettori non ne è che il riflesso inevitabile.

I due principali partiti tradizionali, tra proclami altisonanti e smentite al silenziatore, hanno a più riprese annunciato ventate di rinnovamento, ma i fatti sono ben altri. Il Pdl si ritrova ad avere come Segretario senza leadership Angelino Alfano, che per primo sponsorizza il ritorno di Berlusconi alla guida del partito, giudicato tuttavia da altri come potenzialmente disastroso. Il Pd, dal canto suo, appare invece quanto mai impegnato a mascherare le proprie contraddizioni e divisioni interne, nascondendole sotto il velo delle “primarie”, che sempre più vengono presentate come la manifestazione tangibile di una “democrazia interna”, alla quale però ben pochi paiono credere sinceramente. Il buon Renzi è certo uno che non le manda a dire, difficile comunque convincersi che i “rottamabili” si rassegnino tanto facilmente alle sue drastiche convinzioni e accettino di eclissarsi d’un lampo dal panorama politico. Per quanto concerne Bersani, invece, secondo molti rappresenterebbe l’“usato sicuro” su cui puntare ancora alle prossime elezioni, ma anche in questo caso i risultati potrebbero essere ben più miseri di quelli auspicati: alle recenti amministrative certo non si può sostenere che il Partito Democratico abbia perso, ma nemmeno che abbia vinto in modo schiacciante.

È innegabile uno scollamento generalizzato da parte di elettori giovani e rampanti, così come da parte di altri vecchi e stanchi, nei confronti di partiti e individualità che accompagnano la seconda Repubblica, nel corso del suo lento declino, da ormai molti anni. Parecchi i voti dispersi dunque, la prevalenza dei quali si è canalizzata nel bacino d’utenza del M5S di Beppe Grillo, il comico/politico che meglio di chiunque altro, oggi incarna e catalizza gli istinti disperati del popolo bisognoso di cambiamenti, reali o virtuali che siano. Eppure anche qui le contraddizioni sembrano essere molte, perchè si può prima aizzare le folle contro il Parlamento composto da “larve” e “sanguisughe” e poi ambire ad esserne parte integrante, si può organizzare i “Vaffanculo day” e poi prendersela  con chi risponde a tono?  La realtà è cioè che, lo ribadiamo, l’unico concreto risultato cui il fallimento conclamato della classe politica ha portato, è il totale spaesamento degli elettori, divisi tra vecchie convinzioni e nuove illusioni.

Ciò che latita nel frattempo, è il dibattito pubblico, sterile e dispersivo, impegnato a glossare le foto o i video postati in rete da Alemanno piuttosto che da Di Pietro, interessato alle reazioni piccate di un leader che risponde alle provocazioni di un altro, e in questo modo nulla cambia. La nuova legge elettorale è ancora ferma in cantiere e già qualcuno ha coniato in proposito un neologismo di sicuro effetto e che non lascia spazio a commenti ulteriori: “superporcellum”. I condannati in via definitiva sono altresì destinati a rimanere saldamente al loro posto in Parlamento, magari pronto ad accoglierne di nuovi.

Oscar Giannino, leader di “Fermare il declino”

A ciò si aggiunge il fatto che, prevedibilmente, l’unico terreno sul quale i prossimi candidati si confronteranno veramente, sarà quello legato al tema della crisi economica e al come affrontarla. Cosa questa che, ad esempio, molto preoccupa le neonate formazioni politiche di “Fare Futuro”, con Montezemolo prossimo a scendere in pista, e di “Fermare il declino”, facente riferimento al dannunziano Oscar Giannino. Meno tasse e meno Stato, in soldoni questa la loro ricetta, ben nota d’altronde a tutti gli Italiani che hanno sentito ripetutamente pronunciare frasi simili da Berlusconi durante gli anni passati, senza tuttavia riuscire mai a misurarne gli effetti concreti.

Legittimo pertanto rimanere dubbiosi, ma anche mantenere viva una certa curiosità nei confronti dei programmi alternativi che, in questo senso, metteranno in campo le altre formazioni politiche. Sempre ammettendo che qualche programma alla fine salti davvero fuori; sì perché in fondo la politica del nuovo millennio pare aver perduto il gusto non solo delle ideologie, ma persino delle idee. E allora sono in molti a credere che ormai ragionare in termini di “destra” e “sinistra”, sia sbagliato prim’ancora che antiquato, ma forse sono troppo pochi quelli che si rendono conto che se l’alternativa è rappresentata dai successi del populismo in tutte le sue salse, allora c’è ben poco da stare allegri. Quando una democrazia affronta fasi declinanti, il pericolo maggiore che deve affrontare, e possibilmente provare a scongiurare, ha un nome ben preciso: demagogia.

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