Imu e Chiesa cattolica, alta marea all’orizzonte e un decreto che ancora non c’è
di Manuel Lai
L’Imu doveva essere la grande svolta dell’esecutivo tecnico di Mario Monti. Il governo si è subito affrettato a far pagare la nuova imposta a tutti i cittadini, promettendo entrate utili e cospicue nelle tasse dello stato. Tutto con una promessa: anche le associazioni e la Chiesa avrebbero dovuto pagare l’imposta. Una svolta epocale ma ancora oggi disattesa. É quanto emerge dal quotidiano “Milano Finanza”, secondo cui non ci sarebbe traccia del provvedimento attuativo che avrebbe dovuto regolare il pagamento della tassa per la Chiesta cattolica ma anche per partiti, sindacati, associazioni e fondazioni.
La notizia, rilanciata negli ultimi giorni da tutti i maggiori quotidiani nazionali ha avuto un eco profondo che ha scosso tutta l’opinione pubblica. La promessa era di quelle epocali per un Paese come il nostro. Tutti gli istituti ecclesiastici avrebbero dovuto pagare l’Imu, escluse le scuole cattoliche non commerciali. E il primo passo era stato fatto. Nel decreto “Cresci Italia” si sottolineava che la riscossione dell’imposta si sarebbe dovuta applicare “in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione”. Dichiarazione da presentare secondo un modello che il ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe già dovuto presentare da tempo. Si era parlato addirittura di fine maggio.
Ma le cose non sono andate così e se non dovesse muoversi nulla gli enti interessati non potrebbero presentare, entro il 2012, la propria dichiarazione di pagamento per il prossimo anno. Secondo quanto riportato da “Repubblica.it” il ministero sta ad oggi lavorando al testo che presto sarà pronto e attivo a breve, sicuramente in tempo per la presentazione della dichiarazione e il pagamento della prima rata per il 2013. Il nuovo decreto dovrebbe regolare quali edifici saranno soggetti ad Imu e quali no. Saranno sicuramente da escludere tutti gli immobili in cui si svolge attività di culto o volontariato. Da risolvere è l’annosa questione delle frazioni che invece producono utili, come le attività commerciali. Purtroppo a mancare sono proprio le modalità con le quali andranno individuate tutte quelle porzioni che poi andranno soggette a normale tassazione.
Un problema che andrebbe subito risolto, con la riscossione di quei 600 milioni che, secondo le stime dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, deriverebbero dall’applicazione del nuovo Imu ai vari istituti cattolici. Per ora si naviga in alto mare e sarebbe utile non far affondare del tutto la proposta che ai tempi era stata da più parti considerata equa e dovuta. Il Governo prende tempo ma i mesi passano e ancora niente appare all’orizzonte. Che l’Imu per tutti rimanga ancora un miraggio?













