Pubblicato il: gio, set 6th, 2012

A perfect day for a perfect concert

di Alessia Arnesano

La locandina del festival

Castello di Villafranca (VR), 2 settembre. Serata di chiusura del A perfect day festival che vede protagonisti Alt-j, dEus, Mark Lanegan e Sìgur Ros. Nonostante le minacce del meteo e il fango maleodorante, la data è sold out e il castello è invaso da giovani provenienti da tutta Italia ben muniti di stivaloni in gomma o scarpe a prova di pioggia.

Dopo la prima esibizione dei giovani Alt-J e dopo la noia portata dai dEus (non me ne vogliano, ma tranne pochi fedelissimi, il pubblico applaudiva a stento) l’entrata in scena di Mark Lanegan alza da subito il livello della serata.

Reduce dalle fatiche dell’ultimo acclamato album Blues Funeral, questa di Villafranca è l’unica data estiva italiana. Mark, vestito di nero, avvolto da una luce rossastra, attacca con The Gravedigger’s Song, perfetta sintesi rock blues. Colpisce la qualità del suono grazie alla presenza di musicisti più che navigati e la voce di Lanegan che basta da sola a dar spettacolo.

Proprio quella voce che affascina con la malinconia di Gray goes black, la ruvidità di Quiver Silver, il rock puro di Riot in my house, gli sperimentalismi di Ode to saddisco tra synth e drum machine, vera sorpresa dell’ultimo disco. Chiudono l’elettronica Tiny grain of truth e la splendida, oscura e ossessiva Metaphetamine Blues.

In tutto questo, Lanegan non dice una parola né ringrazia il pubblico ma in fondo a chi importa quando sei considerato l’ultimo erede di Leonard Cohen.

Seguono i Sìgur Ros, la band dei ghiacci, amatissima dal pubblico e dalla critica che torna in Italia dopo quattro anni di attesa. Il pubblico, nonostante la stanchezza, si ammassa velocemente sotto il palco. La band appare on stage avvolta dal fumo. La scenografia si compone essenzialmente di proiezioni video mentre vola qualche bolla di sapone. Il gruppo esplode subito con l’ipnotica e grandiosa Lagið Í Gær e siamo già tutti in Islanda. Si prosegue con Waka, storico singolo tratto dall’album ( ), il pubblico l’accoglie con un boato, conscio dell’emozioni che andrà a provare poiché un concerto dei Sigur Ros è esattamente questo: pura emozione. Non c’è spazio per i tecnicismi degli esperti, le urla sguaiate o gli applausi meccanici, il pubblico è attento, silenzioso (12.000 persone zittite dalla musica) e rapito soprattutto da Jonsi con le sue incredibili capacità, accompagnato da Amiina, il quartetto d’archi tutto al femminile e il coro, spinge la sua voce come pochi altri sanno fare.

Il viaggio continua con la nordica Ny Batterì e Svefn-g-englar, dieci minuti tra melodia e chitarre distorte. L’atmosfera si alleggerisce con la quasi bambinesca Hoppípolla seguita da Með blóðnasir, la dolcezza di Festival e l’intensità di Varúð, tratta dall’ultimo album che paradossalmente trova poco spazio durante il concerto.

Chiudono Ekki Mùkk e Popplagið regalandoci quasi due ore di concerto (perfetto) caratterizzato da distorsione e dolcezza, aperture siderali e drammaticità post-rock, esplosioni di suono vibranti come magma che pulsa sotto il ghiaccio.

Ben tornati Sìgur Ros.

  • http://www.idealcrash.altervista.org Idealcrash

    l’accoglienza per i dEUS è stata tutt’altro che ingenerosa… certo non sono conosciutissimi in Italia (a torto, ed è un peccato visto la considerazione internazionale che hanno e la loro discografia di primissimo ordine), ma hanno fatto una performance energica e coinvolgente… e il pubblico ha gradito… io per primo.

    • A.

      Si, indubbiamente. Personalmente gli ho trovati un pò noiosi e ho notato subito la differenza a livello di suono tra loro e Lanegan. Tranne i “fans” ho visto il pubblico un pò distante…in ogni caso la maggior parte della gente era lì per i Sigur Ros quindi diciamo che neanche Lanegan ha ricevuto le attenzioni che magari meritava.

  • http://icittadiniprimaditutto.wordpress.com icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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