Non trasparenza, “istigazione a delinquere” e l’odio secondo Grillo che cita Orwell
di Anna Chiara Sardella
Gli inganni della comunicazione politica stanno diventando ogni secondo più sofisticati: grazie alla rete il veicolo ormai privilegiato dei candidati di ogni paese nel mondo, il messaggio si diffonde indistintamente come un eco, e come un eco non si conosce bene l’entità della sua diffusione. L’imperativo con la rete è unire e appiattire le differenze della grande massa di elettori, cittadini, utenti sotto il segno delle parole dentro le quali si prova a rendere “accessibili” all’interno delle nostre reti cognitive alcuni concetti e non altri. Un esperimento in psicologia molto divertente è quello dell’“effetto ironico”: provate a non pensare ad un orso polare e vedrete che il risultato sarà proprio quello di pensare a quell’animale. In questo modo si può far pensare e sentire alle persone quello che si vuole, basta solo catturare l’attenzione.
Questa è la volta dell’odio. 2 minuti d’odio è il nuovo post di Beppe Grillo che parafrasa un passaggio del romanzo di Orwell, 1984. Nel pezzo si descrive come il perseguitato dai media che aizzano il rancore delle persone verso il capro espiatorio in virtù della potenza dei mezzi di persuasione. Alla fine conclude con un’analogia con gli anni di piombo in cui la politica di palazzo isolava i propri avversari per poi eliminarli.
A giudicare dai toni, già da qualche tempo molti hanno l’impressione di ravvisare una certa somiglianza tra la comunicazione permanente di Grillo e quella mediatica generalista privata che fu dell’ex premier Berlusconi quando affermava che i giornalisti e i media (e magistratura rossa, ndr) stavano complottando in qualche modo per farlo fuori. Dura ripresa proviene paradossalmente dai pidiellini come Ginefra che sostengono che questo tipo di attacco ai media proviene da “leader antidemocratici e autoritari”.
Ma c’è un antecedente al post e risale ai giorni scorsi. Alcuni dissidenti del Movimento 5 stelle hanno presentato un esposto all’Agicom che accusa il movimento di non essere stato trasparente poiché il simbolo apparterrebbe ad una società di e-commerce, la Casaleggio Associati. Chi ha presentato l’esposto ritiene che il simbolo debba essere riconosciuto come tale dai “consumatori”. Ora anche il definirsi “consumatori” di un simbolo forse, diranno i sociologi politici, ha delle conseguenze sulla stabilità del sistema democratico. Ma la smentita del leader a 5 stelle arriva incisa in fondo allo stesso post “2 minuti d’odio” in cui afferma che il marchio è registrato a suo nome.
Dietro tutto l’odio ci sarebbe il rancore degli “epurati” e dei sostenitori, quelli che Grillo ha fatto fuori dal movimento mentre stavano ricoprendo delle cariche amministrative, come il bolognese Filippo Boriani, che avendo ricoperto già due mandati è stato espulso da un post di Grillo: “è diffidato dall’utilizzo del simbolo del M5s”. In un certo senso tutta la faccenda della “trasparenza e della democrazia diretta” sta diventando un vero e proprio incubo che si genera nella mente dei cittadini e si sta trasformando nel suo stesso torbido contrario.













