Speciale festival del cinema 2012: arrivano i primi film italiani, mentre la folla si accalca intorno a “The Master”
di Chiara Gagliardi, da Venezia
Il mese di settembre, oltre alle basse temperature, porta con sè il primo film italiano in concorso a Venezia 69: “E’ stato il figlio”, buon lavoro di Daniele Ciprì dopo la separazione da Franco Maresco. Violenza, amore, famiglia e colpa: queste le principali tematiche della pellicola che narra una storia intensa, che sa di tristezza, di ambizione e di sangue. Ciprì mette in scena la tragica storia della famiglia Ciraulo, aiutato dal bravissimo Toni Servillo (in concorso a Venezia anche con “Bella addormentata” di Marco Bellocchio). Il film, ambientato in una Sicilia riarsa, si distingue per fotografia e colori, muovendosi attraverso i flashback narrati da Tancredi, il “figlio” a cui appunto ci si riferisce. Disperato ed intenso, abbiamo così il primo assaggio del cinema italiano al Festival.
Fa il tutto esaurito “The Master”, uno dei film più attesi, ultima fatica di Paul Thomas Anderson: pressochè impossibile entrare, anche per i giornalisti. Code interminabili e prezzi stellari sono purtroppo ciò che nella quarta giornata di festival ha animato l’ingresso in scena di questo nuovo lavoro. Film controverso, tratta di religione e fanatismo, attraverso la storia di una setta religiosa e del percorso di uno dei suoi adepti. La conferenza stampa che subito dopo segue il film è letteralmente una scena pietosa: Anderson si presenta masticando un chewing gum, mentre l’interprete principale, Joaquin Phoenix, dà rispostacce al pubblico e fuma una sigaretta in sala. Sarà solo la giuria a stabilire se tanta sicurezza verrà premiata.
Al suo primo film da regista, l’israeliana Rama Bursthein già si fa notare al Festival. “Lemale et Ha’chalal – Fill the void” narra l’amore e i rapporti familiari finalmente in maniera nuova, non banale. Shira, diciottenne, cresciuta in una famiglia di ebrei ortodossi, alla morte della sorella si vede destinata a suo cognato: tra ripensamenti e dubbi, tra lacrime e sentimenti familiari, la ragazza prenderà la sua decisione. Pellicola in cui predomina il bianco, in maniera molto luminosa: un barlume, forse, di speranza. Sicuramente un film notevole e non convenzionale, che finora, assieme a “Superstar”, si aggiudica la palma di lavoro più riuscito ed apprezzato.












