Cristian Fernandez, ragazzo di 13 anni rischia l’ergastolo
di Lucia Di Blasio
Accade a Jacksonville, Florida.
Nel marzo del 2011 Cristian Fernandez, allora dodicenne, viene arrestato per la morte del fratello, David, di 2 anni e mezzo ed ora rischia l’ergastolo.
Cristian era in casa con il fratellino quando, probabilmento a causa di una lite, ha colpito il fratellino con un pugno alla testa.
Al rientro la madre, Biannela Susana di 25 anni, ha trovato David privo di sensi ma non ha chiamato subito l’ambulanza ed ha atteso sei ore prima di portare il piccolo in ospedale. Proprio la mancata prontezza nel ricevere cure adeguate hanno portato il piccolo alla morte per emorragia celebrale.
La madre del piccolo David è stata subito arresta per non aver soccorso prontamente il figlio ed ora rischia 30 anni di carcere.
Cristian, accusato dell’omicidio, rischia invece di essere il più giovane ergastolano della storia.
L’avvocato del giovane Cristian ha chiesto che il suo assistito venga giudicato dal tribunale dei minori, dove la pena massima è di 36 mesi di detenzione.
Il giudice, però, considera Cristian pericoloso per la società, motivo per cui ritiene che quest’ultimo debba essere giudicato come un adulto.
La storia di Cristian e della sua famiglia non è certo delle migliori. La madre è rimasta incinta a 12 anni in seguito ad un abuso sessuale.
La nonna di Cristian è una tossicodipendente. Il padre di Cristian si trova in galera con l’accusa di abuso sessuale su di una minorenne
La madre di Cristian nel frattempo ha diverse storie dalle quali nascono altri tre bambini tutti provenienti da padri differenti.
L’ultimo uomo di Biannela commette violenza fisica e sessuale su di Cristian il quale presentandosi a scuola con un occhio nero attira i sospetti degli assistenti sociali. La polizia tenta di arrestare il compagno di Biannella che per non finire in galera si uccide davanti ai bambini.
Di certo non si può dire che il giovane Cristian abbia avuto una vita semplice né tanto meno una situazione familiare stabile. Ed ora per di più rischia di passare il resto della sua vita in una galera senza aver ancora vissuto davvero e senza nemmeno una possibilità di riscatto.
Queste vicenda sicuramente non è unica nel suo genere, ma quello che più fa discutere è il fatto che accada all’interno di uno stato che dovrebbe essere democratico.
Lo scopo della pena e della detenzione dovrebbe essere primariamente quella di rieducare i detenuti.
Un paragone può essere fatto con la Norvegia. Infatti proprio in questi giorni, in Norvegia, c’è stata la sentenza di primo grado riguardante le stragi di Oslo. Breivik, il fanatico pluriomicida, è stato condannato con il massimo della pena che corrisponde a 21 anni di carcere rinnovabili.
In Norvegia la legge penale così come le carceri sono studiate in modo che il detenuto possa essere rieducato e reinserito un domani all’interno della società.
Secondo la rivista ”Time” con questo metodo solo il 20% dei detenuti in Norvegia viene riarrestato nei due anni successivi alla scarcerazione rispetto al 50% degli USA.
Questo dovrebbe far riflettere su quanto sta succedendo in Florida. Intanto in molti si sono mobilitati per chiedere che il piccolo Cristian venga giudicato da un tribunale dei minori e che possa ricevere tutto l’aiuto possibile vista la sua situazione. Qui un esempio.












