Pubblicato il: ven, ago 31st, 2012

Disperazione in Senegal: lo sciopero della fame della minoranza mauritana

di Anna Chiara Sardella

Un campo rifugiati

La protesta conseguente allo sciopero della fame era iniziata lo scorso 26 giugno davanti alla sede delle Nazioni unite a Dakar. I rifugiati mauritani in Senegal espulsi dal proprio governo dal 1989 vivono in condizioni precarie senza carte di riconoscimento completamente dimenticati dalle autorità e ignorati dal mondo intero. Chiedevano di essere ospitati in altri paesi come Inghilterra e Canada o altri stati africani in cambio di requisiti specifici.

Il conflitto mauritano-senegalese ha portato alla rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi alla fine degli anni 80. A seguito del conflitto molti mauritani rimasero aldilà delle sponde del fiume che divide i due Paesi, dunque dalla riva a sud sulle sponde del Senegal dove le condizioni di vita sono quelle tipiche dei rifugiati da più di venti anni: pochi hanno ottenuto delle carte di riconoscimento, l’assistenza medica è carente e il ritorno in Mauritania qualora ci fosse non equivarrebbe ad un miglioramento delle condizioni di vita, dicono gli scioperanti.

Lo sciopero della fame è iniziato il 19 giugno e solo il 30 agosto l’associazione di aiuto per la Mauritania AVOMM, che ha sede in Francia, ha visitato i campi dei rifugiati per ribadire il proprio sostegno. Ma almeno per ora non sembra affacciarsi la possibilità per questa minoranza etnica, più legata al mondo arabo che alla francofonia del Senegal, di poter abbracciare la vita che sognano. L’associazione creata a Parigi nel 1995 è stata famosa per aver denunciato a Bruxelles i crimini contro l’umanità da parte dell’ex presidente mauritano Taya. Un altro supporto dall’Europa proviene dall’associazione donne mauritane che da un mese a questa parte sta ribadendo la necessità di continuare a resistere rivolgendosi in particolare alle donne.

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