Pubblicato il: ven, ago 31st, 2012

Ban Ki-moon e la Siria sono tra i protagonisti del vertice dei Non Allineati

di Gianluigi Pala

Da sinistra, Ban Ki-moon, Ahmadinejad e Mursi durante il XVI vertice dei paesi non allineati a Teheran, Iran.

Si sta svolgendo in questi giorni a Teheran il Summit dei Paesi non allineati, Organizzazione nata e particolarmente attiva durante gli anni della guerra fredda, ma che anche in questi anni non perde occasione per far parlare di sé.

In una organizzazione con ben 120 paesi membri che vanno dal Sudamerica all’Asia sudorientale passando per l’Africa, le congetture di funzionamento interno hanno voluto che proprio in questi anni a occupare la presidenza di turno rotatoria sia l’Iran, un paese non proprio attore di secondo piano nella scena internazionale. Le preoccupazioni che da più parti del globo hanno preceduto l’apertura dei lavori si sono dimostrate più che fondate dato che solo nel primo della due giorni di summit l’atmosfera è diventata incandescente.

L’ospite più atteso della giornata inaugurale è stato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. La scelta di partecipare a una riunione che mette insieme la maggior parte dei capi di Stato e di Governo di quella fetta del mondo che un tempo veniva chiamata terzo mondo, che per di più si svolge in uno Stato fortemente osteggiato dall’Occidente e vicino al paese che attualmente concentra l’attenzione internazionale, la Siria, non è stata approvata da tanti paesi occidentali tra cui Stati Uniti e Israele.

Senza neppure aspettare l’inizio dei lavori il Segretario Generale ha preferito cominciare a bacchettare i vari Paesi già durante la visita ufficiale ai leader del paese ospitante, momento durante il quale ha avuto inoltre modo di colloquiare con lo ayatollah Khamenei su vari temi in agenda, come la situazione siriana e il rompicapo atomico iraniano. Senza entrare nei contenuti del contenzioso Ban ha ripreso l’Iran in quanto alle forme, affermando che una costante propaganda contro gli ebrei, o l’eliminazione di Israele, risulta particolarmente controproducente per il paese che deve invece concentrarsi maggiormente sul rispetto delle risoluzioni ONU riguardanti la questione nucleare del paese. Poco importa quindi se Teheran ha ricominciato a collaborare con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) portando nei siti della discordia i suoi osservatori; fino a quando alcuni leader politici iraniani continueranno a propagandare la fine dello Stato di Israele, l’Iran godrà di poca credibilità, almeno agli occhi dell’Occidente.

Ban Ki-moon non si è però limitato a criticare l’Iran bensì ha deciso di riprendere anche il Paese rivale, Israele. Anche in questo caso si è soffermato sui metodi con cui Israele sta contribuendo a appesantire il clima sempre più teso dell’area minacciando costantemente una guerra preventiva contro Teheran e non aiutando quindi la diplomazia internazionale incentrata più sulla negoziazione e risoluzione pacifica. Evitare la guerra, almeno per il momento è l’obbiettivo di tanti Paesi occidentali tra i quali gli Stati uniti, occupati nella campagna presidenziale e per i quali parla il segreterio generale.

Le esternazioni abbastanza inattese di Ban Ki-moon, soprattutto contro Israele, sono state però oscurate da un altro evento poche ore dopo, a lavori cominciati.

Presa la parola, il nuovo presidente dell’Egitto Mohammed Mursi ha inaspettatamente cominciato ad attaccare Al Assad, Presidente della Siria. Richiamando a una obbligazione etica nell’appoggiare i ribelli contro un regime oppressivo, il Presidente egiziano ha così chiarito la sua posizione seduto di fianco al Presidente iraniano, Ahmadinejad principale alleato nella zona di Al Assad. La tensione è salita così tanto che i rappresentanti della Siria hanno abbandonato l’aula in segno di protesta tra l’inbarazzo dei delegati e soprattutto dell’Iran.

I lavori duranti il vertice.

L’Egitto di Mursi tenta quindi di riconquistarsi un ruolo di primo piano nella zona, proponendo inoltre un piano di pace, dove a incontrarsi e decidere le sorti dovranno essere i quattro paesi forti della zona, Turchia, Arabia Saudita, Iran e appunto Egitto, senza intromissioni esterne, almeno sulla carta.
La presa di posizione da parte di Mursi rimescola quindi le carte in tavola. In primo luogo l’Egitto si allinea ufficialmente a uno dei due bandi, quello ribelle, nella speranza di ottenere un ruolo di primo piano e in secondo luogo la sua proposta di risoluzione del conflitto diverge sostanzialmente rispetto a quella proposta dall’Onu. Il problema, che è regionale, va risolto regionalmente senza intromissioni esterne delle grandi potenze, dando il peso corrispondente a coloro che importanza nella regione ne hanno, come l’Iran, escluso dalle trattative dell’Onu.

La Siria, come sta dimostrando anche questo summit, si sta rivelando un altro terreno di scontro tra le due fazioni religiose dell’area, la sunnita e la sciita. La prima rappresentata dalla potente Arabia Saudita e ora anche dall’Egitto dei fondamentalisti Fratelli Mussulmani e la seconda dal sempre più solo Iran.
L’agenda del Movimento dei Paesi non allineati risulta quindi monopolizzata dalla situazione mediorientale ma difficilmente i 120 paesi riusciranno a trovare delle intese sul da farsi come al contrario succedeva cinquanta anni fa. L’organizzazione nata dagli sforzi internazionali di grandi personaggi della storia come Nehru, Tito e Nasser ha perso oggi la sua raison d’être a causa degli sviluppi della storia, come la caduta del muro di Berlino, ma soprattutto dalla mancanza di una sostanziale condivisione di valori e obbiettivi tra i suoi membri. Paesi come il Sudafrica, l’Indonesia o l’India poco hanno oramai in comune con Nicaragua, Mali, Myanmar o Corea del Nord. La mancanza di efficacia di una Organizzazione basata ancora su statuti fermi all’epoca della guerra fredda e che non tenta neppure di ricrearsi, come al contrario hanno fatto altre sue coetanee come la Nato, rischia di portare una delle più prestigiose e coraggiose Organizzazioni Internazionali nell’oblio dell’anacronismo storico.

  • radu ifrim

    Il presidente Egiziano è un uomo pagato dalle monarchie della penisola arabica specialmente dal Quatar quinid era evidente che si schierasse contro la libera e laica Siria.
    Il mio modesto parere è che la Siria non cadrà le giudodemoplutocraziemassoniche e reazionarie dell’occidente questa volta non la spunteranno.
    RUssia e Cina sono state esplicite la Siria non si tocca.
    Io comunque sento che la terza guerra mondiale si avvicina e spero quindi anche la liberazione dell’Italia ,che ormai è occupata da 67 anni dagli angloamericani.

  • http://icittadiniprimaditutto.wordpress.com icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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