Una Londra senza barriere ospita la nuova edizione delle Paralimpiadi
di Manuel Lai
4280 atleti, 20 sport, 11 giorni serrati di competizione. 166 paesi, 503 medaglie d’oro in palio per 780 ore di grande sport. Con una incredibile cerimonia d’apertura, lo scorso 29 agosto sono cominciati a Londra i XIV Giochi Paralimpici estivi. Neanche il tempo di ricaricare le batterie dopo la fantastica cerimonia di chiusura che la capitale britannica si è già rituffata in un’avventura di altissimo livello, grande come mai era stata.
Un ritorno a casa per le Paralimpiadi, nate nel 1948 a Stoke Mandeville, una località vicinissima a Londra. Con la Regina Elisabetta, non più nei panni della bond girl, “Enlightenment” è stato il segno sotto cui si sono aperte le competizioni. Una cerimonia che ha parlato di illuminismo e di progresso, diretta dal tre volte candidato all’oscar Stephen Daldry. Tante le nazioni presenti, un numero in continuo e costante aumento, con Albania, Antigua, Malawi e Rwanda alla prima partecipazione. Giochi finalmente costruiti a misura d’uomo, perfettamente accessibili per chiunque. Tutti avranno possibilità di prenotare il proprio biglietto online o via posta. Non solo, tutte le strutture avranno finalmente a disposizione ampie aree, capaci di ospitare sia le persone in sedia a rotelle che i loro accompagnatori. Grandi strutture con servizi di alto livello, parcheggi, trasporti appositamente studiati e servizi navetta perfettamente fruibili per tutti.
Così Londra può finalmente dar lustro all’avanguardia in fatto di disabilità. O meglio può mostrare la sua voglia di normalità, che diventa eccezione se confrontata con molte altre parti del mondo, Italia compresa. Ingressi senza gradini, rampe di comoda pendenza, porte ampie o automatiche, ascensori al posto delle scale. Il portale Inail Superabile racconta le considerazioni dell’architetto Stephen Thorpe, promotore di grandi progetti per l’inclusione e l’accessibilità. “Oggi si è convinti – ha detto Thorpe – che tutti possano trarre beneficio dagli spazi e dalle aree accessibili. Non solo le persone disabili, ma anche i genitori con passeggino, coloro che camminano col bastone e i viaggiatori con il trolley. Siamo passati dal semplice superamento delle barriere architettoniche al concetto più ampio di progettazione inclusiva, che dà benefici a tutti, disabili e non”. Un processo che Londra porta avanti dagli anni Settanta che oggi a portato ad un totale cambiamento culturale.
Una mutazione che ha dell’incredibile, se confrontata con la mentalità retrograda di molti paesi. Si progettano gli edifici e poi si pensa al modo meno costoso, ma più complicato per chi ha difficoltà, per renderlo utilizzabile per tutti. Una filosofia che nella capitale inglese è ormai del tutto superata. Si costruiscono gli edifici su misura per tutti, non esiste più una distinzione. L’ingresso è uno, ed è lo stesso per tutti, senza gradini o porte impossibili da aprire. Ed è così che i luoghi che ospiteranno gli atleti paralimpici diventano un esempio da seguire per tutti: un luogo non è solo perfettamente accessibile ma si adatta a qualsiasi tipo di disabilità, da quelle presenti a quelle future capaci di insorgere col tempo.













