Anzio, uomo ucciso dal vigilante mentre rubava delle merendine
di Francesco Pirillo
Un uomo di 48 anni, Massimiliano Andreoli è stato ucciso mentre cercava di forzare il distributore automatico dell’ospedale di Anzio. La piccola e deliziosa cittadina balneare ad un’ora di macchina da Roma, sabato 25 agosto si è risvegliata coperta da un grigio velo di malinconia e rabbia per l’azione di malapolizia.
Nella notte tra venerdì e sabato, Massimiliano Andreoli, si è introdotto nel padiglione “Faina” dove si trovano gli ambulatori ospedalieri e il sistema d’allarme ha incominciato a suonare. Il vigilante di guardia, insospettito, ha cominciato il giro per constatare se all’interno dell’edificio si trovassero una o più persone o se forse un cortocircuito elettrico avesse azionato l’allarme. Alla vista dell’uomo, il vigilante ha cominciato ad inseguirlo e lo ha ucciso. Andreoli è stato sorpreso mentre cercava di rubare qualche merendina, forse un caffè, una bevanda refrigerante o magari qualche moneta.
Il vigilante lo ha colpito all’emitorace sinistro e questo gli è bastato per morire. Un altro proiettile lo ha colpito al polso sinistro ed ora ci saranno accertamenti balistici per chiarire la dinamica della morte. Il vigilante sostiene che i colpi da lui esplosi siano partiti accidentalmente, ma il commissariato di Anzio e la procura di Velletri stabiliranno la verità nei prossimi giorni. Tenuto a lungo sotto interrogatorio, il vigilante è stato arrestato.
Chi conosce il vigilante, parla di una persona attenta e ligio al dovere. “Una brava persona, un tranquillo padre di famiglia”, che però si è macchiato di un omicidio che getta ancora dubbi sull’operato, a volte incomprensibile e violento, svolto dagli uomini in divisa. Un comportamento “illegale” va bloccato sul nascere se si sceglie di intraprendere un impiego in cui il rispetto delle regole è la base del proprio lavoro, ma cercare di cogliere anche il lato umano di fronte a scomode situazioni è un atto morale. Andreoli era disarmato, secondo la prima ricostruzione, sul luogo non sono state trovate altre armi o oggetti pronti ad offendere, pertanto ucciderlo è stato un gesto sufficientemente inappropriato all’esigenza stessa.












