Pubblicato il: mar, ago 28th, 2012

Tutto quello che si deve sapere sulla riforma elettorale

di Ilaria Caridi

1946, una conquista epocale: le donne votano per la prima volta

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”. Più che una frase tratta dal Gattopardo per molti italiani è questa l’affermazione che ha convinto Pdl e Pd a trovare un accordo sulla riforma elettorale. Già, perché ad assalire trasmissioni radio come quella condotta da Oscar Giannino su Radio 24 sono milioni di cittadini che insinuano un complotto tra partiti per precostituire un risultato elettorale o comunque per cercare, ancora una volta, di depotenziare quello che è lo strumento di democrazia per eccellenza: il voto.

La legge n.270 del 2005, ora in vigore, è quella ideata dall’ex ministro delle riforme istituzionali Roberto Calderoli e voluta fortemente dall’allora Presidente del Consiglio Berlusconi che avrebbe determinato la crisi di governo se non fosse stata approvata. Pochi mesi dopo dalla sua entrata in vigore fu lo stesso Calderoli a definirla “una porcata di riforma” ed è proprio da quel momento che le si è comunemente affibbiato l’appellativo di “legge Porcellum”. Vediamoci chiaro, sostanzialmente come viene eletto il nostro Parlamento ad oggi? I seggi, ossia i posti a sedere, vengono assegnati in proporzione ai voti ricevuti ed è questo il fondamento del sistema proporzionale che già era in vigore nei primi decenni dopo la Costituzione. Bisogna tener ben presente però che la legge porcellum ha introdotto una soglia di sbarramento che impedisce ai partiti che non hanno superato una determinata percentuale di voti di entrare in Parlamento ed ha inoltre ideato un premio di maggioranza ovvero la coalizione che ha ricevuto più voti riceve almeno 340 seggi alla Camera mentre al Senato in ogni regione vengono assegnati alla coalizione più votata almeno il 55% dei seggi che spettano alla stessa regione. In questo modo si cerca di ovviare a quella che sarebbe la patologia insita nel sistema proporzionale: l’eccessiva frammentazione, spesso causa di rallentamenti legislativi o impossibilità di trovare accordi tra parlamentari. Ma croce e delizia di questa legge sono le liste bloccate. Cosa vuol dire? Semplicemente che il cittadino vota solo la lista e non può dare alcuna preferenza per un candidato. Sono le coalizioni che nominano governo e parlamentari in base all’ordine in cui compaiono in lista. Croce per i cittadini che rischiano di non sentirsi rappresentati dal governo e delizia per la corruzione che è legittimata a dilagare a dismisura all’interno delle coalizioni.

Nel 2011 l’idv di Di Pietro si era già prodigata nella raccolta firme per lanciare un referendum che abrogasse la legge Porcellum di modo che si tornasse alla legge precedente che perlomeno consentiva di esprimere le preferenze. Le firme raccolte? Sono state oltre un milione ma la Corte Costituzionale ha bocciato la proposta e ha delegato al parlamento un’eventuale riforma del sistema vigente. Finalmente, ad un anno di distanza, forse si abbozza un accordo: ne ha parlato ieri Gianni Letta, vicesegretario del PD, ospitato da Radio24. L’accordo tra opposizioni  prevede l’abolizione categorica di liste bloccate e coalizioni a favore di due possibilità: collegio uninominale o voto di preferenza. Entrambe le soluzioni consentono comunque all’elettore di scegliere il candidato che preferiscono. A contestare entrambi i partiti c’è ancora una volta Antonio Di Pietro che sul suo blog avverte: «Se si votano e si assegnano premi di maggioranza al singolo partito – scrive il leader dell’idv – significa che dopo le elezioni, a meno che non ottenga da solo la maggioranza assoluta (il che in Italia è praticamente impossibile), quel partito per governare dovrà allearsi con qualcuno. E lo farà con chi gli pare, senza più doversi preoccupare di chiedere agli elettori cosa ne pensino. […] Se è vero, come è vero, che la legge di Calderoli, che quel premio lo assegnava solo in via ipotetica e alla coalizione, era una porcata, allora è anche vero che questa legge, che lo assegnerà certamente e al partito invece che alla coalizione, è una porcata super e uno schiaffo in faccia alla democrazia e agli elettori».

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Art. 48 Costituzione

E’ proprio il caso di dire che il diavolo sta nei dettagli e, oltretutto, per noi cittadini diventa talmente difficile seguire dibattiti così tecnici e poco chiari che rischiamo di abbandonarci a quel menefreghismo che Pertini aveva lucidamente descritto affermando <<Meglio la peggiore delle democrazie che la migliore delle dittature.>> Certo, ma le dittature possono nascondersi dietro un Parlamento che non è eletto ma nominato? Le dittature possono esistere dietro ad un quorum referendario talmente alto che raggiungerlo sarebbe molto improbabile? Questi sono gli ultimi strumenti della democrazia che ci sono rimasti, difendiamoli con i denti perché è bene ricordarci che lo stesso fascismo è salito al potere con una nomina e si è rafforzato con liste nazionali, il tutto nella piena legalità.

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