Bloccato il progetto di rilancio: lavoratori occupano la miniera Carbosulcis
di Stefania Manservigi
Il lavoro è un diritto garantito dalla Costituzione. O almeno, così dovrebbe essere. Eppure di questi tempi il lavoro sembra essere diventata sempre più un’utopia e, quando non lo è, si arriva sempre più spesso a difenderlo con i denti. Questo è quello che stanno facendo circa duecento minatori in Sardegna, occupando la miniera Carbosulcis a Nuraxi Figus, in provincia di Carbonia – Iglesias. La protesta è iniziata domenica sera quando, attorno alle 22.30, è stata interrotta ogni attività estrattiva ed è stato bloccato l’ingresso dei mezzi riversando un camion di carbone sul piazzale antistante. I lavoratori, inoltre, hanno preso il controllo di tutti e 5 gli ingressi alla miniera invitando la direzione generale a lasciare il posto, la quale, prontamente, ha avvertito gli organi preposti dichiarandosi esente da qualsiasi responsabilità.
Infatti la protesta posta in atto dai minatori sardi non rispecchia il tipo di occupazione cui siamo abituati assistere: in questo caso, i lavoratori, si sono calati a 373 metri di profondità, con tutti i rischi del caso. Ma quali sono i motivi del disappunto? A dare le prime risposte è stato Stefano Meletti, a nome della RSU in occasione della prima riunione informativa tenutasi ieri mattina attorno alle 7. “Chiediamo che la politica dia risposte. Senza il bando internazionale nessuno può darci certezza, senza il progetto integrato siamo tutti rovinati. Il nostro territorio e’ oggi una polveriera, ci sono solo vertenze ed emergenze. La nostra è una lotta per il territorio.” A mettere a rischio la sopravvivenza della miniera, e quindi il lavoro dei determinati minatori che hanno messo in atto la protesta, è infatti il blocco del progetto integrato di cattura e stoccaggio della CO2.
A portare avanti la causa della Carbosulcis è anche l’assessore all’industria della Regione Sardegna, Alessandra Zedda, che ieri mattina, al termine di un incontro per fare il punto della situazione della vertenza, ha detto la sua. “Chiederemo al Governo l’applicazione della Legge 99 del 2009, che prevede la realizzazione di una centrale termoelettrica basata sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage). E’ nostro compito convincere il Ministero del fatto che l’investimento è garanzia di innovazione, sviluppo e occupazione per il territorio. La Giunta regionale approverà, a breve, una delibera d’indirizzo per l’emanazione del bando di gara per la miniera”. Per discutere la posizione della Carbosulcis, quindi, bisognerà aspettare il 31 agosto, data in cui è stato fissato il vertice al Ministero dello Sviluppo Economico. La cosa certa, che rileva in questa vicenda, è la posizione unitaria tra Regione, Provincia, azienda e sindacati a sostegno del progetto, che può rappresentare un’arma in più. E proprio a fronte del buon esito della vertenza e del fronte comune di battaglia, l’assessore ha chiesto a lavoratori e sindacati di non eccedere nelle azioni di protesta e di mantenere attivi gli impianti.
Per il momento comunque la protesta sembra svolgersi in maniera pacifica e ordinata registrando sul posto l’assenza di carabinieri, polizia e vigili del fuoco. Il vero appuntamento, però, sarà tra qualche giorno quando si saprà se questa sempre più consueta storia dei giorni nostri, avrà il lieto fine che tutti si augurano.













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