Pubblicato il: lun, ago 27th, 2012

Elezioni in Sicilia, i candidati si preparano ma il Centro-Destra ha già la vittoria in tasca

di Stefano Capponi

Una terra che politicamente ha dato sempre esiti scontati, la Sicilia. Una Regione autonoma dove la sinistra non ha mai attecchito: tutti i Governatori di quest’isola, infatti, sono appartenuti, dal lontano 1947 con una Repubblica Italiana appena nata, a un’area politica di centro (DC, CCD, UdC, MpA) o di centro-destra (PLI, FI), salve rare brevi eccezioni, come quella di Angelo Capodicasa del PDS dal ’98 al 2000 (unico insieme a due socialisti tanti anni prima). La Sicilia sarà sempre ricordata per quel celebre 61 a 0, ovvero il numero dei collegi stravinti dalla Casa della Libertà di Berlusconi alle elezioni politiche del 2001 senza lasciare nulla alle future opposizioni.

Eppure, ultimamente qualcosa sembrava essere cambiato. Molto ultimamente, e in realtà solamente nel capoluogo, a Palermo, dove i candidati dei partiti di CDX sono stati sbaragliati defintiivamente già al primo turno, e dove Leoluca Orlando dell’Italia dei Valori è tornato ad essere sindaco per la quarta volta con percentuali quasi da dittatura africana (72% al secondo turno).

Ma qui non c’è in gioco una delle più grandi città italiane: qui c’è in gioco una Regione intera. Una Regione composta sì da città popolose come Palermo e Catania, ma anche da tantissime zone rurali, e anche da città medie o più piccole, come Trapani e Agrigento dove alle ultime elezioni hanno rispettivamente regnato PdL e UdC. Inoltre, bisogna dire che gli analisti hanno sempre considerato il Sud Italia come una regione molto meno recettiva, specialmente nelle sue parti più di campagna, del Nord, e dove il voto ideologico e al partito è debole quanto forte è il voto clientelare e alla persona.

Da sinistra, i candidati Claudio Fava e Rosario Crocetta di SEL e PD

Il Centro-Destra, vista anche la sua situazione di distruzione quasi totale nell’ambito della politica nazionale, pareva alquanto svantaggiato, ed è per questo che c’era la gara a candidarsi nel Centro-Sinistra per conquistare l’ambito posto di Presidente della Regione. Il primo del lato più rosso degli schieramenti dopo parecchi anni. Ed è così che si è candidato Rosario Crocetta per il Partito Democratico, molto amato dai Siciliani, sindaco di Gela con alle spalle una grande attività nella lotta alla mafia e considerato forte e capace nel suo lavoro, nonché bravo comunicatore, forse un po’ egocentrico, omosessuale dichiarato in una Regione dove di recente sono scoppiate polemiche perché indicata da guide turistiche come tradizionalmente  ”omofoba”.  Inaspettatamente si ha avuto una convergenza dell’UdC. Poiché molti elettori del PD hanno detestato l’alleanza governativa recente di questo con l’MpA del Governatore dimesso Raffaele Lombardo, Crocetta ha pensato bene inizialmente di non accettare alleanze con il movimento autonomista e, allo stesso modo, con il FLI di Fini.

Ma i suoi progetti sono stati rovinati da un altro candidato di un’area più a sinistra, di SEL, ovvero Claudio Fava, che non avrebbe accettato un’alleanza con “l’UdC di Cuffaro”, sebbene Cuffaro da anni sia ormai al di fuori del partito centrista e anzi sia stato ritenuto più vicino a un’altra formazione, il PID di Saverio Romano, alleata del CDX. Su Claudio Fava c’è la convergenza dei comunisti della FdS e dei Verdi, e forse, ancora non si sa, ci sarà quella dell’IdV orlandiana. Secondo alcune voci che girano sul web ci sarebbero presunti sondaggi senza fonte che lo indicherebbero addirittura come possibile secondo.

Nello Musumeci de La Destra con Giorgio Almirante sullo sfondo

Ma il vero favorito per la corsa alle elezioni è lui, Nello Musumeci. Ex missino duro e puro, Sottosegretario al Lavoro dell’ultimo Governo Berlusconi, appartiene al partito estremista de La Destra di Storace, ed è molto amato anche perché considerato da molti onesto e capace. Inizialmente doveva fare da semplice supporto, ma non da candidato. Si parlava da tempo, infatti, di Gianfranco Miccichè di Grande Sud, il partito meridionalista scissionista dal PdL, o dell’indipendente PdL Lagalla. Una volta candidato uno di questi due, si sarebbero dovuti trovare cinque fronti principali, ovvero il fronte di centrosinistra, di centrodestra, di sinistra, il fronte grillino, e infine quello del Partito dei Siciliani, recente erede dell’MpA del caduto ma ancora potentissimo Raffaele Lombardo e figlio del suo nuovo leader Giovanni Pistorio. E invece, non è andata così.

Bisogna riconoscere al Centro-Destra, infatti, di aver preferito l’unità e la speranza di vittoria rispetto alle ambizioni personali. E così, entrambi i candidati di cui si era parlato non si sono presentati o si sono ritirati per il bene della coalizione. Il problema, o il vantaggio, a seconda di come la si veda, è che con la candidatura (ancora non esplicita, ma probabile) di Musumeci non sarà unita solo la tradizionale coalizione berlusconiana: sbaragliando  le carte e stupendo tutti, Raffaele Lombardo e il suo MpA hanno voluto dimostrare il loro potere ancora tutto esistente parlando di una possibile (a questo punto probabile) alleanza per l’uomo di Storace. Sarebbe qualcosa di incredibile: partiti come Grande Sud e PdL, fino a poco tempo fa i più acerrimi nemici dei Lombardiani e del loro Governo, insieme a questi con un unico candidato in pochi mesi. Qualcosa che potrebbe sconvolgere molti, che però, in una Regione come la Sicilia, da tanti viene considerato come assolutamente normale.

E così, il Centro-Sinistra diviso si ritrova ampiamente sfavorito alle Elezioni di Ottobre. E chissà che, in un periodo antecedente alla campagna elettorale del 2013 per le nuove Politiche, tra le sinistre litiganti ciò non potrebbe giocare a favore di Berlusconi e dei suoi. Che, bisogna riconoscere, hanno spesso un asso nella manica da tirare fuori all’ultimo momento.

AGGIORNAMENTO DELL’ULTIM’ORA: La Sicilia ha anche un’altra caratteristica: è imprevedibile. E tutto può cambiare da un momento all’altro. Proprio in serata, è caduta la bomba di Micciché e i suoi, insoddisfatti del nazionalismo e della poca forza autonomista di Musumeci: un fronte composto da Grande Sud, MpA e FLI si potrebbe riunire, da solo, e avrebbe buone possibilità di vincere, con Miccichè candidato. E allora, i giochi sarebbero ancora tutti da compiersi.

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