Pubblicato il: dom, ago 26th, 2012

Die Ärzte – Jazz Ist Anders, Grüße aus Deutschland

di Matteo Molon

I ragazzi di Berlino si dilettano in una fresca serata in sala prove fra punk, funk e blues, se il primo permea l’intero album, il secondo smuove “Deine Freundin” e il terzo in “Nur Einen Kuss” abbassa decisamente il tono del respiro.

“Jazz Ist Anders” trova coronamento nei diversi stili che vanno a forgiare le canzoni: in ognuna vi è la testimonianza di un differente approccio musicale. “Deine Freundin” è un ballo del lago, “Junge” la compagna e la chitarra che accompagna le giovani svogliate serate, disarticolate tra le domande di una camera che invece di liberarle, comprime le risposte e fa chiudere gli occhi al sonno. ”Nur Einen Kuss” ne fa le veci.

La musica da sempre ha lo straordinario potere di rappresentare gli stati d’animo, di divenire amica che non solo sa consolare ma che si addossa sulle spalle un altro importante compito: quello di traghettare l’ascoltare oltre l’impervio torrente dei dubbi. Una carta carbone la quale, copiate le parole, getta nel cestino l’originale, lasciando sul tavolo la classica sbiadita copia. Non serve poi molto a scordarsi di quei già così poco chiari tratti, ritrovandosi il buon umore stampato in faccia; e alla faccia degli stereotipi che vogliono i tedeschi freddi e staccati, a fronte di quest’album sono più caldi di quel che sembra: gettata via una carta carbone segnata, invece, di prudente incertezza, sanno tirano fuori un foglio bianco, da una nuova risma, di fiducia e rispetto reciproco.

Un foglio bianco da scrivere perfettamente questo settembre, ancora tempo di vacanze, settimane di passeggiate all’alba lungo percorsi resina di pino, la quale si incolla alle dita suonanti corde di ragnatele colme di rugiada mattutina, e rullanti ruscelli che s’inerpicano al contrario cadendo fragorosi a valle. “Jazz Ist Anders” è quel vecchio maniero diroccato, costruito chissà quando nel Medioevo, arroccato sul versante vergine verde del monte, il tempo si è fermato e sta ancora suonando “A Whiter Shade Of Pale” di Procol Harum, maniero che ha visto chissà quali regali feste, R&B americano ritrovante l’agrodolce naturale tra un ballo, un amore da Beatles trasferiti ad Amburgo e uno sfogo, la canzone? “Niedliches Liebeslied”.

In questo concentrante mix di generi – punk, rock, funk, blues e R&B – il titolo “Jazz Ist Anders” risulta emblematico e finemente comunicativo. Quello che si può ascoltare non è Jazz, ma storicamente deriva da esso, da questa musica nera arrivata fino in Deutschland.

“Il Jazz è altro”, perché è l’origine di quello proposto nell’album, la fertile terra da cui ha preso vita, dalle radici in continue e differenti ramificazioni.

Se vi capita di passeggiare altresì al crepuscolo, con il disco nelle cuffie, porgete un ultimo sguardo su quel rudere di castello, che al volgere della sera sembrerà si stia fondendo con il sole calante, colorando di arancio la bianca pietra, e assaporate la devastante leggerezza di quell’attimo.

Streaming qui http://grooveshark.com/#!/album/Jazz+Ist+Anders/1221021

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