Neil Armstrong, la scomparsa del primo uomo ad aver camminato sulla Luna
di Matteo Molon
Nei giorni in cui la sonda Curiosity esplorando il suolo marziano sta contribuendo a scrivere la storia dell’esplorazione spaziale, un’importante tassello di quest’ultima scompare, lasciando ai posteri un’impresa eroica, il primo atterraggio sulla Luna, e parole impresse nella storia: ”E’ un piccolo passo per l’uomo, ma è un grande passo per l’umanità”.
Neil Armstrong se ne va all’età di 82 anni, in un caldo 25 Agosto come quel terrestre 20 luglio del 1969, in cui per la prima volta l’essere umano mise piede sul suolo lunare, realizzando concretamente un’avventura solo il secolo prima considerata pura fantascienza, raccontabile e immaginabile unicamente attraverso i libri.
L’ex astronauta soffriva di cuore; il 6 agosto scorso un esame medico aveva rivelato la parziale occlusione delle arterie che portano il sangue il cuore, e il 7 agosto aveva subito un intervento chirurgico di quadruplo bypass coronarico.
Comandò lui stesso la missione di allunaggio dell’Apollo 11, che nella fase di avvicinamento dovette pilotare fuori da una zona particolarmente rocciosa, prendendo direttamente i controlli del modulo Eagle. Allunati in una zona chiamata “Mare della Tranquillità”, pronunciando altre epiche parole quali: “Houston, qui Base della Tranquillità. L’Eagle è atterrato”, circa sette ore più tardi, uscì dal Lem e divenne il primo uomo a camminare su un corpo celeste che non fosse la Terra.
Nato il 5 agosto 1930 in Ohio da una famiglia di origine tedesca, Armstrong iniziò la brillante carriera aeronautica combattendo come pilota di jet per la marina militare degli Stati Uniti nella Guerra di Corea, successivamente nel 1962 venne scelto come astronauta dando il via alla sua personale epopea spaziale, che lo avrebbe condotto assieme ai compagni Michael Collins e Buzz Aldrin oltre l’atmosfera terrestre. I passi di avvicinamento a questa impresa furono dati dall’esperienza in diverse altre prove, quali ad esempio il lavoro nel Programma Gemini, in cui comandò la missione Gemini 8, la prima a mettere in pratica l’aggancio di due oggetti orbitanti, avvenuta nel 1966, o ancora prima quella del 1968 in cui fu comandante dell’equipaggio di riserva della missione Apollo 8, che prevedeva anche orbite lunari.
Tornato sulle terra, il 13 agosto 1969 si vide assegnare dal Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon “La Medaglia Presidenziale della Libertà”, la più alta onorificenza civile americana.
Dopo aver posato la bianca tuta e il scintillante casco, pensionato dalla NASA, Armstrong continuò insegnando ingegneria all’Università di Cincinnati, facendo parte inoltre delle commissioni che indagarono sugli incidenti dell’Apollo 13 nel 1970 e dello Space Shuttle Challenger nel 1986.
L’impronta del piede di Armstrong impressa sul “Mare della Tranquillità”, nel pulviscolo della superficie lunare, afferma la Nasa “potrebbe restarci per un milione di anni”, perché “sulla Luna non ci sono venti che possano spazzarla via”. Non è detto che Neil Armstrong sia scomparso nella polvere lunare tornando e portato dai venti solari su quei suoi passi per lui, e per tutti noi, così importanti e immortali. La scintilla di una stella in una personalità che non smetterà mai di brillare.
Maggiori informazioni sono disponibili ai seguenti link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Apollo_11
http://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong
La sezione del sito della Nasa che commemora la Missione dell’ “Apollo 11″:














