Pubblicato il: ven, ago 24th, 2012

L’oggi, la crisi e John Lee Hooker & Canned Heat – Hooker ‘n Heat

di Matteo Molon

L’edizione in vinile dell’album

Non si poteva non parlare di questo disco rock, di questo disco blues, perché lambisce ambedue le coste di un mare musicale che sta tornando, più che forte che mai, a lenire ferite di una crisi economica e morale.

Una definizione che può apparire grossolana, priva di un senso vero se non quello di uno stereotipo: si fa presto a dire che le persone stringendo la cinghia vedano tutto nero e stiano male, stressate e schiacciate da una quotidianità che non lascia respiro, né al portafoglio né a un sognare minimo, come un salario – anch’esso minimo – quasi scomparso. Ma ciò che si trova mettendo su l’album-collaborazione di John Lee Hooker & Canned Heat è la sostanza della roccia. Quella roccia che non si piega nemmeno all’inesorabile passare degli eventi e degli agenti atmosferici. Rinvigorente come una passeggiata in montagna a 2000 metri con le Dolomiti nel profondo, e alleviante come il riposo e la soddisfazione a seguito della fatica messa in piedi per la salita.

Un disco del 1971, ascoltabile per intero su Youtube, che torna attuale per questo motivo: la fatica, sprigionata dalle corde di chitarra mentre lo si ascolta, testimone di anni meno digitali e ben più manuali, dove tutto non veniva alienato da semplici bit, e la consistenza di quello prodotto tornava sostanziosa nella convinzione delle proprio doti.

Dal lavoro manuale a quello del musicista che suona strumenti, oggi forse si tende a perdere la manualità che nelle origini ha contraddistinto questi due mestieri, queste due arti. Tornare a casa la sera dopo una dura giornata di lavoro è un po’ la sintesi emotiva di quello che si mette in un disco blues, unito alla pressurizzazione atmosferica del rock: in poche parole la pelle sudata è la stessa indole che si ritrova nel suono distorto, a sprazzi generoso, all’interno dell’album. I momenti in cui ci si sente esausti corrispondono con le strimpellate di chitarra elettrica, ed è per questo che, forse, il rock prima che musica di pseudo-artisti perennemente agghindati, è diventata la musica popolare di chi indossa una maglia sporca e ne va fiero. Testimone consapevole che se anche l’economia drena via ogni risparmio, alla mattina ci si sveglia lottando, ognuno a suo modo, per un obbiettivo: dalla famiglia a una canzone da finire, che per un musicista rappresenta lo stesso calore del nido familiare. Peace.

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