Cinecittà, le maestranze occupano ancora lo stabilimento e chiedono lavoro
di Francesco Pirillo
L’occupazione di Cinecittà continua ad andare avanti. Nonostante l’afosa e fastidiosa presenza del temibile “Lucifero”, le maestranze continuano ad occupare il tetto e il giardino all’interno dello stabilimento. Le tende che campeggiano sul piccolo prato confermano la frequenza costante al presidio-occupazione da parte degli operai e dei sindacati di categoria. Il messaggio è chiaro: “da lì non ci muoviamo.”
Il percorso che l’azienda di Luigi Abete, Cinecittà Studios s.p.a., ha intenzione di intraprendere per la realizzazione del piano industriale è alquanto ostico. Il piano prevede la costruzione di una piscina, di un albergo e l’esternalizzazione e la dismissione delle attività dagli studi. Questo significherebbe un’uscita di scena da parte delle maestranze che, ora in sciopero, contribuiscono alla grandezza di un polo culturale di importanza mondiale.
50 scenotecnici verrebbero trasferiti sulla via Pontina, arteria di Roma, per costruire il parco a tema per le vecchie glorie di un cinema che fu, esattamente a Castel Romano; 20 saranno licenziati a causa dell’inefficienza del contratto di lavoro; 45 dipendenti verranno posti in attesa e 90, appartenenti alla Digital-Factory di Cinecittà, saranno affittati dalla multinazionale americana Deluxe.
“Non abbiamo garanzie occupazionali perché il personale è ceduto in affitto”, tuona Salvatore Muscarella, segretario generale dell’Ugl. “No al parco giochi, sì al lavoro”, aggiungono i lavoratori. La lotta che stanno portando avanti desta ancora grande preoccupazione, quanta solidarietà, nella sensibilità degli attori che non vogliono che Cinecittà chiuda. In un video realizzato dal Becoolgroup, intervengono a favore dell’iniziativa delle maestranza alcuni dei volti noti della televisione e del cinema italiano.
“Non è soltanto un luogo del passato. E’ la nostra tradizione e il nostro patrimonio”, esordisce Giulio Scarpati, il “Lele” della serie tv Un medico in famiglia e, nella vita reale, attento attivista nelle lotte sociali della fasce più deboli della società. “Difendiamo il presente, ma cerchiamo di cambiare per avere un futuro più forte”, continua l’attore romano. Luca Zingaretti, spogliato dalla divisa e dal rigore che lo distingue nella serie Il commissario Montalbano, sostiene che Cinecittà è “una ricchezza per gli italiani, è il simbolo italiano nel mondo. Chiudere Cinecittà è come chiudere un simbolo”.
A sostegno dei due attori, intervengono anche Giuseppe Fiorello e Roberto Nobile. Il primo afferma che nel corso del tempo “Cinecittà è stata attraversata dalla cultura del nostro paese. Un posto che ha dato da lavorare a migliaia di persone e spero continuerà a farlo. Riflettiamo – aggiunge – su quelle persone che chiedono di lavorare”.
“Questi tecnici – conclude Roberto Nobile – operai di Cinecittà, che occupano il loro luogo di lavoro, non stanno soltando difendendo questo posto, stanno difendendo una fabbrica della cultura mondiale”.
Intanto, per tutto il quartiere di Cinecittà-Quadraro continuano i banchetti di raccolta firme e sottoscrizione per gli operai in sciopero ed occupazione.













