Pubblicato il: gio, ago 23rd, 2012

New York 1984: un “grande fratello senziente” osserva la Grande Mela con oltre 3000 telecamere

di Alberto Bellotto

Telecamere per la videosorveglianza

L’incubo orwelliano di un “Grande Fratello” onnisciente sembra diventato realtà, almeno nella città di New York. All’inizio di agosto, il sindaco della città, Michael Bloomberg e il capo della polizia Raymond Kelly, hanno presentato il nuovo sistema di videosorveglianza della Grande Mela. La nuova macchina, denominata Domain Awareness System (traducibile con il termine “sistema di controllo consapevole”), è molto diversa dalle telecamere e dai sistemi di sorveglianza cui siamo abituati nelle nostre città e comuni. Il DAS non è composto soltanto da telecamere che registrano le immagini, ma è un sistema in grado di incrociare i dati dei commissariati, della CIA e del FBI, connetterli, elaborarli e immagazzinare nuove informazioni.

Il DAS, fortemente voluto dal capo della polizia Kelly, è nato dalla collaborazione tra il dipartimento di polizia, che ha portato le richieste dei poliziotti e dei detective, e la Microsoft che ha creato un sistema integrato tra le telecamere, i sensori di radiazioni e le banche dati. Le telecamere, circa 3000, per il momento sono state collocate a Manhattan: a sud nel Financial District e sulle strade di Midtown a Times Square e intorno al Palazzo di Vetro dell’Onu. Il comune prevede però di estendere il sistema anche agli altri quartieri della città: Brooklyn, Bronx, Queens e Staten Island.

Nel corso dell’inaugurazione, lo scorso 8 agosto, Kelly ha spiegato il funzionamento del sistema che sarà attivo sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro. Quando qualcuno compone il numero per le emergenze, il famoso 911, le telecamere del quartiere si attivano e registrano tutti dati della possibile scena del crimine, individuano i numeri di targa e elaborano i dati inerenti ai vari intestatari accedendo anche ad eventuali fascicoli giudiziari. Il sistema è in grado di ricostruire i movimenti di un mezzo nell’ultimo mese ed accedere all’intera vita di un sospettato dalle chiamate alla polizia fino alle multe per divieto di sosta. Il DAS è in grado di rilevare anche la presenza di radiazioni, dai raggi X alla chemioterapia fino alle radiazioni industriali.

Financial District, Manhattan

Il NYPD ha voluto specificare che il DAS non utilizza il riconoscimento facciale senza però chiarire se la macchina è in grado di attuarlo o meno. Questa precisazione non è servita però ad attenuare le polemiche. Mentre il comune e il dipartimento di polizia si trovano a fronteggiare una causa indetta dalle comunità islamiche per le telecamere di sorveglianza poste nei loro quartieri, la Aclu (American civili liberties union) si è lamentata per alcune clausole del provvedimento di sicurezza. L’associazione ha puntato il dito sopratutto sul periodo di mantenimento delle informazioni. Le autorità hanno affermato che i video verranno conservati fino ad un massimo di 30 giorni, mentre i dati elaborati dal sistema potranno essere conservati per altri cinque anni, ma sono state meno chiare a proposito dei “dati ambientali” dei quali non si conosce né la natura né il periodo di mantenimento nei database. Il sindaco, accusato di discriminazione e violazione della privacy, ha respinto le accuse sostenendo che la videosorveglianza ha permesso di sventare oltre 14 attentati terroristici di diversa intensità.

L’imponete macchina di controllo è costata non poco alle casse della Grande Mela, circa 40 milioni di dollari. Bloomberg ha però dichiarato che spera di recuperare parte del denaro grazie ad un accordo economico con la Microsoft. Secondo tale accordo il 30% degli incassi dell’eventuale vendita del macchinario ad altre città andrebbero direttamente al comune newyorkese. Questo accordo apre quindi le porte del DAS al mondo, con la possibilità per gli USA di “esportare” non solo la democrazia ma anche un “Grande Fratello” totale che fedelmente seguirà chiunque, ad ogni ora e ogni giorno dell’anno.

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