Pubblicato il: gio, ago 23rd, 2012

Bugo: il fantautore in viaggio

di Davide Papetti

Manifesto del tour

Christian Bugatti in arte Bugo, musicista eclettico e per certi aspetti assolutamente rivoluzionario, è impegnato da quasi un anno nel tour “Qualcosa di più importante”, che l’ha visto toccare le piazze di tutta Italia. Il suo ultimo album, dal titolo “Nuovi Rimedi per la Miopia”, è uscito nel Settembre del 2011 e costituisce una nuova tappa di quel viaggio musicale, iniziato molti anni fa nella provincia novarese di Trecate e proseguito tra i locali della scena underground milanese. In molti tra coloro che lo conoscono e ascoltano sin da allora, si sono convinti che ormai ben poco sia rimasto, nei suoi ultimi  lavori, delle sonorità distorte e vicine al grunge, piuttosto che dell’originalità delle sue atipiche composizioni chitarra e voce: lui stesso ne è consapevole e quando glielo si fa notare, risponde con un sorriso e si dice soddisfatto e contento di quello che fa ora.

Come dargli torto dopotutto? Perché se è sicuramente vero che le nuove derive sonore molto più pop ed elettroniche, caratterizzanti le canzoni dei suoi ultimi due dischi, ben poco hanno a che vedere con i più datati successi del “vecchio” Bugo, è altrettanto innegabile che quella gioia intrinsecamente artistica, propria dello sperimentatore sempre alla ricerca del nuovo, non gli sia mai venuta a mancare. Nessuna nostalgia dunque per ciò che è stato, ma solo grande rispetto. E di tanto in tanto riaffiora la voglia di gettare ancora una volta lo sguardo al passato, per andare a ripescare rinnovandole, le vecchie canzoni di una volta, alle quali nemmeno Bugo vuole del tutto dire addio.

Ciò che, infatti, puntualmente, si è verificato la settimana scorsa in occasione del suo concerto live a Moniga del Garda, tenutosi in concomitanza con il consueto Bierfest estivo, dove tra i tanti pezzi degli ultimi due anni non sono mancati graditi richiami a brani come “Casalingo” o “Io mi rompo i coglioni”, rigorosamente riarrangiati  secondo un’impostazione molto più rock. A spettacolo terminato poi lo show è proseguito con un Bugo elettrizzante e coinvolgente che, dopo essersi prestato a foto e autografi di rito, si è perfettamente calato nell’atmosfera festosa, bevendo birra a piedi nudi e scherzando con gli amici di una notte come se li conoscesse da sempre.

Bugo durante un live

Sarà forse merito delle sue origini provinciali, o forse dell’India, dove adesso vive, a New Delhi precisamente, con la moglie dopo il recente matrimonio, sarà che forse alla sua capacità introspettiva è sempre corrisposta la voglia di esporsi agli altri senza compromessi, ma certo è che conversare e sentirsi in armonia con una cosiddetta “star” non è mai stato così semplice e divertente. Tuttavia guai a fare del Fantautore novarese, che da giovane amava leggere Rimbaud, una sorta di santone in fuga verso la spiritualità: è lui stesso a far notare che, scavando nei testi delle sue ultime canzoni, pur ritrovandovi temi dal sapore stilnovistico come l’amore per la propria donna che ci restituisce la vista (“I miei occhi vedono”), è possibile scovarvi ancora la stessa inquietudine e il “sentire” crudele e freddo che permeavano le atmosfere di album come “Golia e Melchiorre” o “Sentimento westernato”. Vero è che spesso nelle sue canzoni si è occupato di Dio (“Vorrei avere un dio”), e in questo senso “Lamentazione n. 322” nell’ultimo lavoro è una conferma di questa tendenza; sempre, tuttavia, l’ha fatto con animo disturbato, sul fondo nero e cupo di un umorismo e di un gusto per il paradosso e l’assurdo che, forse in modo non del tutto inappropriato, si potrebbero confrontare con lo stile letterario di Beckett.

Ama le contraddizioni Bugo e soprattutto ama contraddirsi, per questo chi lo critica, accusandolo di non essere più fedele a se stesso, non si accorge in realtà di stargli facendo il complimento più importante per un artista. Rimanere uguali a se stessi significa la noia, non aver più bisogno di un “se stesso” vuol dire, al contrario,  continuare il viaggio e la sperimentazione: spesso a lui accostato, in questo senso Bob Dylan e la sua poliedricità musicale ed esistenziale, costituiscono un riferimento fondamentale. Ad ogni modo, come riprova del fatto che il processo di rinnovamento non significa lasciarsi per sempre alle spalle il passato, Bugo continua ugualmente a dispensare versioni notevoli in acustico dei suoi ultimi brani, tra le quali spicca sicuramente quella di “Il sangue mi fa vento” qui disponibile all’ascolto:

Da un po’ di anni, tuttavia, non è più soltanto la musica a interessare il nostro artista. Bugo ha, infatti, inaugurato parallelamente un’attività legata alle arti visive: le sue opere ed esposizioni si avvicinano all’arte concettuale, ma per lui si tratta, in fondo, semplicemente di esprimersi e tentare di canalizzare le proprie forze artistiche, attraversando forme e modalità nuove, in un gioco costante di reversibili e reciproche destabilizzazioni. Sempre di recente si è in oltre cimentato come attore, interpretando una piccola parte nel film “Missione di pace” (2011) del regista Francesco Lagi, che vede impegnati attori del calibro di Filippo Timi, Alba Rohrwacher e Silvio Orlando. Film del quale Bugo ha inoltre curato interamente la colonna sonora, componendo brani inediti, pezzi strumentali e riutilizzando canzoni del passato. Nel frattempo il tour “Qualcosa di più importante” continua e volge verso la sua fine: ancora qualche data, passando per Roma, per poi concludersi in bellezza al Carroponte di Milano domenica 9 Settembre, dove si preannuncia grande festa tra vecchi e nuovi amici. Qualcuno dopo l’uscita di una hit come “C’è crisi”, scritta addirittura nel 2005 e poi pubblicata nel 2008, aveva parlato di Bugo nei termini di un profeta dei nostri tempi bui; oggi, tuttavia, a proposito del suo nuovo album, lui stesso ci tiene a rilevare come la musica e l’amore possano costituire dei rimedi validi nei confronti di quella miopia che assale il nostro “sguardo contemporaneo”, costantemente distratto e reso incapace di vedere il reale. Nessun disfattismo dunque, ma la capacità di cogliere il tragico dell’esistenza senza piangersi addosso e provare a continuare, nonostante tutto…forse proprio questo racchiudono quelle parole di Bugo che, tra una birra e l’altra, gli sentiamo pronunciare a fine serata, calmo e sorridente, rispondendo a chi ingenuamente gli chiedeva come vorrebbe essere ricordato in quanto artista: “…essere il permanere di una rovina”.

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