Alcoa: dopo il blocco dell’aeroporto di Elmas, il consigliere Uras difende gli operai
Il consigliere regionale di Sinistra e Libertà, Luciano Uras, interviene a favore degli operai dell’Alcoa.
Così dichiara il consigliere in una nota: ” Il prossimo 28 agosto il Consiglio regionale si riunisce per affrontare la vertenza Alcoa. Su questa questione la conferenza dei Presidenti di Gruppo ha assunto una posizione unitaria che verra’ raccolta all’interno di una mozione condivisa. La questione principale e’ quella di evitare eventi di natura irreparabile, come quella dell’avvio delle procedure di fermata degli impianti.”
Il consigliere si auspica totali garanzie da parte del governo all’Alcoa, invocando l’impegno per facilitare il passaggio di proprietà al soggetto industriale acquirente e prosegue- “La data di fine agosto non deve passare senza che si acquisisca, per intanto, la garanzia di continuazione delle attivita’ d’impianto”.
Uras richiede infine lo stesso impegno politico anche per altre zone industriali come per Sulcis, Alghero e Portotorres.
Uras interviene in seguito alla vicenda del blocco dell’aereoporto di Elmas.
di Manuel Lai
Sessanta auto e quasi trecento persone si sono fermate ieri davanti all’aeroporto di Elmas a Cagliari. Un corteo che ha bloccato il normale arrivo dei passeggeri davanti al maggiore scalo isolano. Sono gli operai Alcoa, la multinazionale dell’alluminio pronta a chiudere la produzione già da settembre. Con trombette, bandiere e petardi, intorno alle 9 e 40 le auto degli operai hanno bloccato la rotonda che smista il traffico verso la stazione aeroportuale. Molte persone hanno tentato di raggiungere lo scalo a piedi e il traffico ha piano piano ripreso a scorrere, sino alla fine della protesta.
Un confronto con i sindacati ha messo fine alla protesta, ma gli operai non demordono e annunciano nuove proteste. “Non siamo più in grado di mantenere la situazione sotto controllo – hanno detto i sindacalisti alle forze dell’ordine impegnate durante la manifestazione – gli animi sono esasperati, basta una scintilla per far saltare tutto. Ogni momento è buono per tornare in piazza: finora siamo riusciti a coordinare tutte le iniziative di protesta, ma i lavoratori non ce la fanno più: è come una pentola a pressione pronta ad esplodere”. La protesta era iniziata ieri mattina alle 5.30, dopo un’assemblea tra operai e sindacalisti. Si chiede uno sforzo congiunto di Regione e Governo per scongiurare la chiusura degli impianti. I vertici di Alcoa hanno infatti deciso la chiusura totale degli impianti per settembre. Dopo il fallimento della trattativa con la multinazionale tedesca Aurelius più di mille operai verrebbero lasciati a casa.
Si cercherà sino all’ultimo di siglare un accordo che consenta ad Alcoa di cedere lo stabilimento mantendo l’attuale livello occupazionale e rilanciando la filiera dell’alluminio in Italia. “Chiediamo ad Alcoa – ha affermato Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl – di ritardare l’avvio del conto alla rovescia per lo spegnimento, di coinvolgere la presidenza del Consiglio dei Ministri perché da settembre questa vertenza diventerà di difficile gestione. Chiediamo a tutte le forze in campo di interrompere lo scaricabarile delle loro responsabilità che è proprio ciò che ha prodotto questa situazione. L’esasperazione è altissima”.
Alcoa è una multinazionale americana nel settore dell’alluminio, stabilitasi in Sardegna qualche anno fa per costruire quella che sarebbe dovuta essere una delle stelle di punta nella produzione dei suoi prodotti. Tutto fino a qualche tempo fa, quando, per la crisi di settore e per una ristrutturazione generale della rete aziendale si è deciso di chiudere la produzione e lo stabilimento a Portovesme, frazione del comune di Portoscuso in provincia di Carbonia-Iglesias. Gli operai hanno quindi deciso di cominciare a far sentire le loro ragioni, con tutta una serie di proteste e manifestazioni pacifiche per trovare una soluzione. Proteste sempre più eclatanti per trovare la molla giusta che possa sbloccare un momento senza soluzione, ulteriore pugnalata per una zona e una regione sempre più in ginocchio, tra fabbriche che chiudono, disoccupati e povertà dilagante.














