Pakistan, il caso della bimba down arrestata con l’accusa di blasfemia
di Angela Amarante
Si chiama Rifta Masih la bambina affetta da sindrome di Down arrestata in Pakistan con l’accusa di blasfemia.
È accaduto nel villaggio di Mehrabadi, alle porte di Islamabad: un gruppo di vicini ha visto la bimba bruciare alcune pagine del Noorani Qaida, il manuale per apprendere il Corano, e poi gettarle via. È bastato per chiamare la polizia, che dopo alcuni tentennamenti ha ceduto alle pressioni degli abitanti del villaggio che chiedevano l’arresto immediato. Rifta si trova ora in stato di fermo provvisorio, fino al 25 agosto, data in cui comparirà davanti al giudice. La bimba rischia la pena di morte, prevista in Pakistan per chi commette atti di blasfemia contro l’Islam.
Restano alcuni dubbi sulla vicenda, tra cui l’età anagrafica dell’arrestata. Secondo un funzionario di polizia che ha voluto mantenere l’anonimato, Rimsha ha 16 anni. Attivisti e conoscenti riferiscono invece che ne ha tra i 10 e i 13. Pare anche che la bambina e sua madre siano state picchiate dai vicini. Secondo quanto reso noto dalla polizia pachistana al quotidiano The Express Tribune, una denuncia parallela è stata presentata contro l’imam della moschea locale ed altre 175 persone responsabili di aver minacciato la polizia esigendo la consegna della bambina che avrebbe dovuto essere bruciata viva sulla pubblica piazza.
La sproporzionata reazione dei vicini sarebbe stata causata dal fatto che Rifta è cristiana. ll Consigliere del Premier pachistano per l’Armonia nazionale, Paul Bhatti, ha reso noto che, a causa dell’incidente, “oltre 600 famiglie cristiane” sono fuggite, su consiglio della polizia, “terrorizzate dalla violenza”. Bhatti, che ha contattato i leader musulmani per risolvere il caso prima che approdi in tribunale, ha invitato tutte le parti, inclusi gli attivisti cristiani, a riferire con senso di responsabilità la vicenda. La questione sarà sottoposta a religiosi di diverse denominazioni islamiche per discutere se una bambina di quell’età e in quelle condizioni fisiche possa essere giudicata colpevole di un gesto responsabile.
Sul caso sta indagando ora il comando della polizia di Qasim Niazi, che sta valutando “l’autenticità dell’accaduto, l’età della bambina e i motivi che hanno determinato il fatto”. Il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha chiesto al Ministero dell’Interno un rapporto sul fermo definendo la vicenda “un atto grave”.













