Pubblicato il: mer, ago 22nd, 2012

La Birmania abolisce la censura preventiva, “non ha più senso in un processo democratico”

di Francesco Pirillo

Aung San Suu Kyi

La Birmania ha deciso di abolire la censura preventiva sui mass media. Dopo mezzo secolo di dura ed attenta repressione, i fautori dell’informazione, e spesso anche della controinformazione, non avranno più l’obbligo di far passare i loro pensieri attraverso un lente d’ingrandimento capace di soffocare le libertà personali.

Il “Press Scrutiny and Registration Department”, istituito nel lontano 1962 quando salì al potere il generale U Ne Win, diminuirà drasticamente la sua attività repressiva a favore della libertà di stampa e di informazione, anche a fronte dei cambiamenti politici avvenuti negli ultimi periodi. “La censura preventiva non ha più senso in un processo democratico”, ha riferito lo stesso capo del dipartimento di censura. La Birmania sta attraversando un periodo di cambiamento politico-sociale grazie alle continue lotte, costatele la prigionia per lunghissimi anni, di Aung San Suu Kyi e di tutti i suoi sostenitori. Dal primo aprile 2012 le è stato concesso un seggio parlamentare e questo ha significato una vittoria per il popolo (oppresso) birmano e per tutti i difensori dei Diritti umani nell’intero globo.

Lo scorso 16 giugno l’attivista birmana ha ritirato il premio Nobel per la Pace che le era stato conferito nel 1991 e si dichiarò “ottimista, ma con cautela, sul futuro del mio paese”. In Birmania le cose pian piano stanno cambiando e migliorando ma sicuramente ci sono ancora molte lacune da colmare. La Birmania è tra i primi produttori di Teak, utilizzato nel mondo globalizzato per la realizzazione di parquets, e la distruzione delle foreste pluviali a ritmi accelerati, con annessi sfruttamenti della manodopera e del suolo naturale, rendono ancora difficile un’equità economica e sociale all’interno del paese.

La scelta di ridurre la censura è sicuramente un passo importante per l’affermazione di un popolo che è sempre stato sfruttato e represso dal regime dittatoriale, il quale ha affermato la sua supremazia attraverso l’eliminazione fisica dei dissidenti e l’efferata censura con cui ha consolidato il proprio potere.

La situazione globale della censura, stando ad un report dello scorso 3 maggio redatto da Reporters Sans Frontières in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, desta ancora preoccupazione e vede 21 giornalisti uccisi, 161 giornalisti imprigionati e 121 cyberdissidenti anch’essi rinchiusi nelle carceri.

Una cartina che mostra la situazione della libertà di stampa nel mondo

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