Pubblicato il: mar, ago 21st, 2012

Moody’s e Fitch elogiano Monti prevedendo un 2013 in crescita, ma è allarme democrazia

di Sergio Zuppiroli

Mario Monti e la famosa “luce” che si intravede alla fine del tunnel

Inizio di settimana tutt’altro che previsto, o meglio, auspicato ma non certamente atteso. In questo torrido martedì d’agosto, dove tutti i segnali climatici sembravano favorire la solita speculazione rovente dei mercati, tutti i segni sono invece positivi. Lo spread, infatti, apre in calo facendo registrare il differenziale tra i due titoli decennali, tra btp e bund, a 418; con il rendimento del Btp a 5,713%. Spread in discesa anche per i Bonos che si attestano a 465 con un rendimento del 6,189%.

La notizia che fa più scalpore non è di certo il segno positivo di uno spread troppo altalenante per far sì che si possa star tranquilli, ma bensì i giudizi rilasciati da due tra le più importanti “Sorelle” americane, le note agenzie di rating. Prima dell’annuncio di Moody’s e Fitch però, i segnali positivi dal nostro Governo Tecnico si erano già fatti sentire. Dal Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, per l’appunto, sia il premier Monti che il suo Ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, avevano avuto parole rassicuranti: l’uno “vedeva la luce alla fine del tunnel” e l’altro asseriva sicuro che la mole di tasse italiane erano spropositate, lasciando presupporre che ci sarà denaro in più dal prossimo semestre. Tornando oltreoceano le due agenzie di rating quest’oggi sono insolitamente magnanimi, con previsioni e stime tutte al rialzo per il 2013 italiano. Moody’s traccia un parallelismo tra la crisi finanziaria che colpì Svezia e Finlandia negli anni ’90 e quella che sta mettendo in ginocchio i paesi europei limitrofi, dividendo però Spagna, Italia e Portogallo con una crisi relativamente meno profonda avvicinandosi così alla Svezia; comparando invece, le restanti due, Irlanda e Grecia, alla più profonda crisi subita dalla Finlandia. Se così fosse le tre a Sud potrebbero impiegarci 17 trimestri, uscendone così già nel 2013, al contrario prendendo veritiero il caso finlandese saremmo solo a metà dell’opera, vedendo la fine all’incirca nel 2016. A far eco a questa mite previsione di fine recessione anticipata (Pil stimato a 0% di crescita), c’è anche David Riley, direttore di Fitch, elogiando la credibilità del Governo Italiano all’estero, consigliando a Monti di fare progressi il più velocemente possibile.

Entrambe le “sorelle del rating” però, mettono un accento agghiacciante nei loro rapporti diffusi quest’oggi, più o meno formali. Il dopo Monti. Sembrano tutti d’accordo che l’ignoto risultato atteso dopo le elezioni 2013 spaventi veramente tanto i mercati. Le postille aggiunte in entrambi i report, infatti, lasciando intendere che qualora il Premier Tecnico finisca il suo mandato, finiscano anche credibilità e benefit per il nostro Stato. Le paure di un dopo Monti tragico sono tangibili anche in Italia dove, da giorni, assistiamo a campagne Montiane con protagonisti i maggiori partiti del Parlamento. In molti, tra deputati e senatori, sembrano voler accordarsi per far uscire dalle urne, qualsiasi sia la scelta dei votanti, Monti premier per i successivi 5 anni. La paura democratica della popolazione è, invece, quella di veder il proprio voto inutile e superfluo laddove ci sia una sola figura proposta e prevista per governare il nostro paese. A questo punto anche la riforma elettorale sarà forse superflua?

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