Sud Africa, l’ultimatum ai dipendenti della compagnia mineraria britannica scade oggi
Di Anna Chiara Sardella
Il 16 agosto scorso 34 minatori sudafricani sono stati ammazzati dalla polizia durante una manifestazione di protesta a Marikana nel nord ovest del paese. Una vera e propria carneficina da parte della polizia che non aveva risparmiato lo sciopero dei minatori che richiedevano alla compagnia inglese Lonmin per cui lavoravano un aumento degli stipendi.
Non si era mai più vista una carneficina simile nel paese dal 1994 al tempo dell’apartheid, e Zuma, il presidente che governa incontrastato dal 2009, ha indetto proprio stamane una settimana di lutto nazionale e formato una commissione d’inchiesta.
La Lonmin si è difesa affermando che la protesta sindacale era “illegale”. I minatori di tutto il paese circa una settimana fa, riuniti in un’associazione nazionale la Association of minework construction, avevano impedito ai minatori di Marikana di andare a lavorare. Il settore del platino, di cui il Sudafrica è uno dei maggiori produttori al mondo esportandone l’80%, era già in crisi come sottoprodotto della crisi globale con la crisi della produzione di autoveicoli. “Dobbiamo tutelare i nostri bilanci” ha affermato dopo l’accaduto l’amministratore delegato Ian Farmer, aggiungendo che prima di riprendere a investire o elargire maggiori stipendi la quotazione del platino dovrà tornare ad essere quella di un anno fa.
Ma la compagnia ha anche minacciato il licenziamento dei lavoratori che non torneranno in miniera oggi. I miinatori hanno fatto sapere che decideranno in consiglio, ma molto probabilmente torneranno domani sul posto di lavoro forse per continuare le proteste come dicono.












