Pubblicato il: sab, ago 18th, 2012

Russia tra proteste e accuse per l’arresto delle Pussy Riot

di Vanessa Pesarini

Le Pussy Riot

Nel 2011 tre ragazze si sono unite per formare il gruppo femminista punk Pussy Riot: da allora la band si è esibita diverse volte (anche sui tetti degli autobus) a Mosca, città natale delle ventenni Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alekhina e Ekaterina Samutsevich.

Il gruppo punk è conosciuto in Russia soprattutto per i suoi concerti contro Putin e il potere; nelle interviste le Pussy Riot si sono sempre dichiarate in disaccordo con la restrizione della libertà d’espressione e di riunione in Russia e in generale con la politica del leader russo. Il 21 febbraio scorso le tre ragazze sono state arrestate dopo una loro esibizione all’interno della Cattedrale del Cristo Redentore di Mosca per aver cantato il brano “Vergine Maria liberaci da Putin”, il cui testo critica apertamente il sostegno che Vladimir Putin ha ricevuto dalla Chiesa Ortodossa e incoraggiava la Vergine Maria a cacciare Putin in nome del femminismo. Per questo la band si è ritrovata tra le sbarre con l’accusa di vandalismo aggravata dall’istigazione all’odio religioso.

Il loro arresto ha dato il via a numerose proteste: su tutti i mezzi di comunicazione si è aperto un ampio dibattito e le azioni a sostegno delle tre ragazze si sono moltiplicate dal fatidico 21 febbraio. La Chiesa ortodossa, gravemente offesa dalla performance del gruppo, ha chiesto che le donne vengano punite per aver incitato l’odio religioso nel paese, ma diversi rappresentanti dello stato, tra i quali il capo del Consiglio di presidenza per i diritti umani e il ministro della Giustizia hanno dichiarato di essere contrari alla reclusione delle ragazze.

Un’immagine del concerto nella cattedrale

Ora, dopo la condanna a tre anni di carcere, le condizioni per le Pussy Riot si fanno sempre più dure: una delle ragazze definisce la loro detenzione “una tortura” e afferma che “la Chiesa ama solo quelli che credono in Putin”. Intanto le giovani donne sono state lasciate senza cibo e senza acqua e dicono di non poter dormire più di quattro ore a notte. La band ha tentato di fare un passo verso la Chiesa scusandosi per l’accaduto definendo un “errore etico” il fatto di aver portato la loro musica in un luogo religioso ma si difendono dicendo che non pensavano fosse offensivo.

E intanto le proteste contro l’arresto delle Pussy Riot continuano: ciò che è accaduto al gruppo femminista ha infatti attirato l’interesse e causato lo sdegno di politici e artisti di numerosi paesi che ora chiedono la liberazione delle donne. Tra i protestanti in loro favore è presente anche l’ex Beatles Paul McCartney e tanti altri musicisti, artisti e attivisti che sembra si siano uniti per produrre un video. Alcune proteste sono state bloccate, come è successo a Helsinki, dove è stata tentata una replica dell’azione delle Pussy Riot nella Cattedrale dell’Assunzione durante il fine settimana da parte di un professore di politica internazionale all’università di Helsinki. Il 15 agosto scorso una ventina di sostenitori della band con il passamontagna colorato sulla testa (simbolo del gruppo), si sono radunati davanti alla cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca per aumentare le proteste e sono stati aggrediti da un responsabile della sicurezza della chiesa. Oltre a ciò, dopo l’inasprimento delle pene e sanzioni per proteste non autorizzate, i manifestanti rischiano una sentenza di massimo 40 giorni di servizi sociali o una multa fino a 20.000 rubli.

La giornata del 17 agosto corrente è stata proclamata una giornata mondiale a favore delle femministe russe arrestate. Per timore di disordini la polizia ha reso noto di aver potenziato i controlli nelle piazze del centro e intorno al tribunale.

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