Il lato sepolto della storia: le voci silenziose delle donne dimenticate – Il Novecento, “secolo femminile”?
di Chiara Gagliardi
(settima parte – segue da L’Ottocento, fra irrazionalità e sentimento)
Il viaggio si conclude per arrivare al secolo ormai trascorso, ma di cui si mantengono ancora gli effetti. Dopo uno sfavillante Ottocento, in cui le donne cominciano a trovare uno spazio sociale ben definito, arriva un secolo colmo di novità: nel 1948 arriva il tanto atteso suffragio universale femminile, che consente anche al gentil sesso di votare per le elezioni politiche. Il Novecento vede un crescendo della donna per quanto riguarda la considerazione e il peso sociale: ma, ad oggi, il percorso si può definire concluso? Le donne contemporanee lavorano, possono votare, possono candidarsi, studiare e frequentare l’università: nella cultura hanno uno spazio tutto loro, ed è per questo che i nomi del Novecento non ci suonano così sconosciuti come quelli delle età passate. Si può dire quindi raggiunta la completa parità fra i sessi? Le opinioni sono più che mai discordi. C’è chi parla di un rovesciamento della situazione e di una odierna subordinazione maschile: la decisa presa di coscienza delle donne avrebbe tolto spazio ed aria vitale all’uomo, ribaltando di fatto il punto di vista. C’è chi considera la parità raggiunta, dal momento che alle donne oggi non viene più impedito nulla. E c’è chi invece sa di avere ancora una strada lunga da percorrere. I dati Istat dello scorso febbraio parlano di stipendi femminili più bassi e di poca considerazione verso quelle prerogative delle donne, come la gravidanza, che potrebbero impedire momentaneamente la completa efficienza sul luogo di lavoro. Nella vita, le quote rosa sono consistenti, ma ancora poco sviluppate rispetto allo spazio dato agli uomini; senza contare che, almeno per tutto il XX secolo, è ancora la donna che si occupa della casa e della famiglia, oltre ad aver conquistato un posto di lavoro. Nell’informazione, il gentil sesso ha trovato fin troppo spazio: il corpo della donna è stato declassato da segreto ad attrazione pubblica. Il genere femminile, insomma, ha “tirato fuori le unghie” e cominciato una nuova era, ma la questione della parità non è ancora chiusa: resta un argomento difficile da trattare e senza conclusione. Si può dire che la storia non sia ancora finita.
Nella letteratura novecentesca sono tanti i nomi femminili, e seppur meno considerate dei loro colleghi uomini, le scrittrici si distinguono per la loro sensibilità e il loro punto di vista particolare: la loro penna è come una fotografia non scattata alla maniera tradizionale, ma da una prospettiva diversa. Grazia Deledda (1871 – 1936), con i suoi romanzi di amore e morte, di senso di colpa e di fatalità del destino, arriva a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. Canne al vento è una delle sue principali opere: la donna è anche una delle prime traduttrici. Matilde Serao (1856 – 1927) diventa la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, oltre ad aver scritto novelle e più di settanta opere. Serao non ebbe la possibilità di studiare, ma riuscì comunque a farsi strada nel mondo del giornalismo. Sibilla Aleramo (1876 – 1960) divenne l’emblema della nuova donna moderna: lasciò un matrimonio squallido e persino il figlio piccolo in nome di una vita indipendente e della lotta per l’affermazione dei diritti femminili. Famosi sono i nomi di Alda Merini (1931 – 2009), una delle maggiori poetesse italiane, internata in manicomio nella gioventù, e di Antonia Pozzi (1912 – 1938), che morì da ragazza. Merini visse una vita difficile, ma le sue poesie sono oggi conosciute e lette in tutta Italia: Antonia Pozzi scrisse diversi testi e coltivò una grande passione per la fotografia. All’estero, Virginia Woolf (1882 – 1941) divenne una figura estremamente importante nella letteratura inglese: La signora Dalloway e Al faro sono a tutt’oggi dei testi chiave. Simone de Beauvoir (1908 – 1986) seppe invece coniugare scrittura ed impegno sociale, diventando un’importante saggista e filosofa femminista.
Per la prima volta, le donne si fanno strada anche nella scienza. Marie Curie (1867 – 1934) è la prima donna in assoluto ad aver ricevuto il Premio Nobel: gliene furono conferiti addirittura due, uno in Chimica ed uno in Fisica, per i suoi determinanti studi sul radio e sul polonio, che hanno chiarito molti meccanismi dei fenomeni radioattivi. Rita Levi Montalcini (1909), oggi senatrice a vita, vince il Premio Nobel per la Medicina per le sue scoperte sulle fibre nervose e i loro fattori di accrescimento: la donna ha conquistato nel corso della vita alcuni tra i maggiori riconoscimenti a livello scientifico italiani ed internazionali. Maria Montessori (1870 – 1952) fu la madre di un nuovo metodo pedagogico, il cosiddetto “metodo Montessori”, dando una svolta scientifica all’insegnamento dei bambini. Margherita Hack (1922) diventa un’astrofisica di grande fama, ma anche un nome importante nel campo delle battaglie civili e della divulgazione scientifica.
Il Novecento vede anche un deciso ingresso delle donne in politica: nonostante oggi si discuta ancora sulle cosiddette “quote rosa” in Parlamento, per la prima volta il genere femminile ha accesso alle cariche pubbliche. Nancy Astor (1879 – 1964) è la prima donna eletta in politica. Margaret Thatcher (1925), soprannominata “lady di ferro”, è tuttora l’unica ad aver ricoperto il ruolo di Primo Ministro in Inghilterra: la sua controversa politica, ancora oggi discussa, la portò ad affermarsi sopra tutti gli uomini del suo partito. In Italia, Nilde Iotti (1920 – 1999) è la prima donna a presiedere la Camera dei Deputati: dedicò tutta la sua vita alla politica, dimettendosi solo pochi giorni prima di morire.
Anche la musica si apre alle donne: con il cambiamento di stile e lo sconvolgimento che il Novecento porta, i nomi femminili sono in prima fila. Grandi interpreti furono Nina Simone (1933 – 2003), Billie Holiday (1915 – 1959), Ella Fitzgerald (1917 – 1996). Anche nel campo della recitazione e della moda le donne la fanno da padrone: è il secolo di Marilyn Monroe (1926 – 1962) e di Marlene Dietrich (1901 – 1992).
Il Novecento è dunque il secolo della svolta, il periodo caldo delle lotte femminili. L’argomento della parità è ancora, tuttavia, fortemente discusso. Sorge quindi spontanea la domanda: nonostante tutti i cambiamenti positivi nella condizione femminile, sono sufficienti cento anni per cancellare due millenni di subordinazione? Ciò che è sicuro, è che, seppure sopita, la lotta per l’emancipazione continua. In un mondo in cui ancora sopravvivono forti molte forme di pregiudizio (ad esempio, sono ancora frequenti episodi razzisti od omofobici), è importante non cessare di combattere e di credere nella causa: il femminismo comincia a morire nel momento in cui si è convinti di avere raggiunto l’obiettivo. Bisogna dunque che le donne mantengano viva quella fiamma che le ha animate in passato, seppure con un occhio di modernità, e che non smettano mai di far valere i propri diritti: solo così si andrà verso uno scenario privo di discriminazioni e finalmente uguale. Uguale per tutti.














