Eroi per un giorno: accoglienze speciali nei propri Paesi per speciali protagonisti di Londra 2012
di Gianluca Valotti
Le Olimpiadi di Londra, le trentesime dell’era moderna, sono finite, concluse domenica 12 agosto. E’ stato detto, ripetuto, ribadito in continuazione.
La manifestazione e le gare sportive hanno avuto un inizio, datato 27 luglio, e una fine, due settimane dopo, ma ci sono delle immagini, dei risultati sportivi che fortunatamente non si dimenticano. A Olimpiade terminata restano nella memoria: ci sono atleti che tornano in patria accolti da eroi, che si sentono vicini come non mai al loro popolo in una giornata di festa creata appositamente per loro, per celebrare vittorie che hanno fatto sognare un Paese intero. E non importa per quanto, ma è stato straordinario staccarsi dolcemente dalla realtà, sentendosi vincitori osservando discipline che i connazionali festanti possono non aver mai esercitato, ma gli han dato più soddisfazioni, hanno saputo trasmettere loro maggiore gioia ed emozioni che non interi giorni vissuti in prima persona.
Jessica Rossi, oro nella fossa olimpica, è stata accolta a Piacenza d’Adige, provincia di Padova, da un paese in festa: subito visibile al suo arrivo lo striscione “Jessica tutta d’oro”.
Il carabiniere di Centobuchi di Monteprandone (Ascoli Piceno) Massimo Fabbrizi, arrivato con la medaglia argentata del tiro al volo, è stato accolto dal comandante della compagnia di San Benedetto del Tronto Giancarlo Vaccarini e Lorenzo Daddabbo, comandante della stazione.
Ad accoglierlo anche i cittadini di Monteprandone, festanti in piazza.
A Niccolò Campriani, primo nella carabina 50 metri, secondo in quella da 10, consegnate le chiavi della città di Firenze dal sindaco Matteo Renzi.
In Venezuela, il presidente Hugo Chavez ha donato a Ruben Limardo Gascon, sportivo sconosciuto a livello mondiale, divenuto eroe nazionale, vincitore della seconda medaglia d’oro nella storia dello sport venezuelano, primo nel torneo individuale della spada, proprio una spada, quella appartenuta allo storico Simon Bolivar.
La giovanissima Mariana Pajon, appena ventenne, conquistando il titolo di Bmx, ha regalato alla Colombia l’unico successo di Londra 2012, ed in cambio ha ricevuto dai propri connazionali, un’ovazione da supereroe.
Festeggiamenti infiniti pure in Botswana: Timothy Amos, argento negli 800 metri, entra fra gli storici atleti olimpici e, soprattutto della nazione, essendo la sua la primissima medaglia della Botswana.
Stephen Kiprotich, il più veloce nella maratona, primo atleta medagliato dell’Uganda dal 1996, vincitore dell’oro che mancava dal 1972, ha percepito un assegno da 65.000 euro e gli è stata promessa dal presidente Yoweri Mouseveni una nuova casa per i suoi genitori e dai superiori una promozione di grado come guardiano delle prigioni, suo attuale lavoro.
Il Trinidad e Tobago è un altro Stato non abituato alle medaglie, ancor meno agli ori, assenti dal 1976: inevitabile che il trionfo di Keshorn Walcott nel lancio del giavellotto, abbia garantito al giavellottista un assegno da 155.000 dollari, un’abitazione di prestigio, un terreno di quasi 2000 metri quadrati ed un faro in regalo.
Si dice che la salute assuma più importanza di qualsiasi cosa: un’opinione comune, affermata in lungo e in largo senza troppa convinzione, che si perde di frequente nell’egoismo umano che, spinge a pensare alle cose materiali e non ad altri veri e sani valori.
Una lancia da spezzare al ritorno in patria, in favore di Zofia Noceti Klepacka, atleta polacca della vela, che aveva in mano una delle medaglie più preziose che esistano, il bronzo di Londra, e nonostante il podio inatteso per cui ha lavorato e versato sudore in continuazione, non ha pensato alla gloria personale, a cui è difficilissimo non pensare in queste situazioni, in particolare con un Paese ai tuoi piedi, con attorno gente pronta a celebrarti, esaltarti in continuazione.
Lei, la sua soddisfazione l’ha ottenuta partecipando per la terza volta a un’Olimpiade, arrivando terza, e ha ben pensato che non le servisse una medaglia per ricordare un anno magico, che quella medaglia, quella stupenda gara erano e rimarranno nel suo cuore e che il bronzo olimpico avrebbe dovuto assumere più importanza di un trofeo da esporre. Ha deciso così di vendere la medaglia all’asta, per aiutare coi soldi guadagnati dalla vendita una vicina di casa affetta da fibrosi cistica. Bronzo di Zofia che per il semplice gesto vale più di tanti ori.












