Un disco per Ferragosto: Adventures in your own back yard di Patrick Watson
di Alessia Arnesano
Un disco per quelli che si ritrovano in una spiaggia affollata accanto ad un stabilimento balneare che ha una selezione musicale imbarazzante, un disco per quelli che stanno macinando km in bicicletta su una qualsiasi strada della vecchia Europa, un disco per quelli che sono rimasti in città a lavorare o a preparare un esame. Tranquilli, le avventure sono dietro l’angolo, il viaggio si compie seduti comodamente in giardino.
Quest’ultima fatica di Patrick Watson è uno di quei rari dischi che colpisce sin dal primo ascolto. L’album si apre con Lighthouse, il pianoforte accompagna la voce soave e calda di Patrick fino ad un’epica svolta di stampo quasi westerniano mentre la voce di Patrick si fa sognante. Indubbiamente uno dei migliori brani dell’intero album.
Proprio la voce di Patrick è il filo conduttore dell’album, spesso stratificata e accompagnata da una voce femminile. Dalla ritmica coinvolgente di Step out for a while al pianoforte di Quiet Crowd che in alcuni passaggi ricorda da vicino il nostro The Niro alla lisergica Morning Sheets, l’album si interrompe in The things you do, brano strumentale dall’incedere rarefatto.
La seconda parte dell’album comincia con la malinconia Noisy Sunday per proseguire con la titletrack, Adventures in your own back yard che si lega idealmente al primo brano risultando una sorta di continuazione, stesso incedere, stessa atmosfera country-western con immancabile fischiettio finale; Ennio Morricone si rivela ancora una volta maestro per questa generazione di musicisti neo-folk.
Chiude l’album Swimming Pool. L’atmosfera è quella di una festa in piscina ormai terminata e il nostro Patrick attende l’alba sorseggiando l’ultimo drink. È un brano strumentale solo per pianoforte e pochi altri elementi. È il momento di tornare a casa, le avventure sono finite.












